sabato 20 Agosto 2022 – Aggiornato alle 04:56

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Pac – Man: le origini di un mito

Se vi chiediamo di immaginarvi una sfera che schizza da una parte all'altra dello schermo, a voi che cosa verrebbe in mente?
mister jones

Se vi chiediamo di immaginarvi una sfera che schizza da una parte all’altra dello schermo, a voi che cosa verrebbe in mente? Molto probabilmente un pallone da calcio o una pallina da tennis, ma non saranno certamente in pochi quelli che risponderanno Pac – Man!

Durante tutti gli anni Ottanta, e Novanta, potevate ritrovare la famosa pallina gialla praticamente ovunque. Nelle sale giochi, nei cabinati delle stazioni ferroviarie, in quelli dei bar di paese, nei luoghi per il gioco d’azzardo e così via. 

Ora che le sale giochi hanno tristemente terminato il loro ciclo vitale e che tutto si fa su Internet, come consultare le quote calcio oggi, giocare persino alle vecchie glorie del passato come Pac – Man, vedere tutti i film che si vuole, lavorare e così via.

Però, a quanto pare, nel mondo si possono ancora trovare circa 300.000 cabinati di Pac – Man, alcuni di questi sono persino in musei oppure nelle case dei collezionisti più incalliti, a testimonianza di un mito che continua ad appassionare i giocatori nonostante i tanti anni trascorsi. Mettete dunque la vostra monetina nel cabinato e preparatevi perché questa è la sua storia!

Siamo nel 1980, oramai poco più di 40 anni fa, ed in una pizzeria giapponese un giovanissimo Tōru Iwatani, all’epoca dei fatti appena venticinquenne, stava mangiando qualcosa con i suoi colleghi. Dopo aver mangiato una fetta e guardato verso il basso, però, ad Iwatani viene letteralmente fulminato da un’idea.

La pizza con la fetta mancante sembra un viso che apre la bocca visto di profilo, ma non è ancora finita. Nella sua mente, infatti, continua a rimbalzare la parola pakupakuche significa aprire e chiudere la bocca e questo porta il giovane Iwatani a fiondarsi in ufficio per concepire l’idea delle idee.

Il risultato finale arrivò solo pochi mesi più tardi sotto forma di cabinato che, per distinguersi dai giochi dell’epoca, non presentava scontri intergalattici o simili, ma bensì una pallina gialla che doveva farsi largo in un labirinto tra fantasmini colorati (ovvero Blinky, Pinky, Inky e Clyde) ed oggetti da raccogliere. Inoltre non va dimenticato che è stato il primo titolo della storia ad avere gli intermezzi nonostante la schermata fissa!

Ma Pac – Man, prima di essere Pac – Man, pare che dovesse chiamarsi Pakkuman per rispettare l’espressione onomatopeica che aveva dato origine alla creatura di Iwatani, ma c’era qualcuno a cui l’idea non piaceva.

Questi infatti erano i pezzi grossi della Midway Games (la stessa casa che porterà Mortal Kombat in giro per il mondo) quindi si tentò con Puck – Man, ma fu peggio di prima. La Midway Games, infatti, era preoccupata che, per la promozione americana del gioco, dei vandali graffiassero la P per fare un doppio senso volgare (tutto questo lo potete vedere anche in Scott Pilgrim vs. the World) quindi si optò per Pac – Man.

Da lì in poi il successo fu immediato, il gioco finì su una varietà infinita di console, la leggenda venne scritta ed Iwatani, dopo alcuni esperimenti successivi poco riusciti, decise di lasciare il settore dei videogiochi per diventare un insegnante universitario.

antica osteria del borgo

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