Come comportarsi di fronte alla morte cardiaca improvvisa

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Le statistiche parlano di circa una persona su mille colta da morte cardiaca improvvisa. Recenti statistiche dimostrano addirittura una crescita del numero di giovani under 35 interessati da questo grave evento cardiologico, anche atleti oltre che persone con un apparente stato di salute ottimale. In Italia i giovani colpiti dall’evento sono più di mille ogni anno.

L’aumento dell’incidenza di morte cardiaca improvvisa è strettamente correlato alla presenza di tutti quei fattori predisponenti il rischio; questa contemporaneità di fattori deriva da un nuovo scenario sociale e da stili di vita che si fanno sempre più frequenti, anche nella popolazione giovanile:

• aumento del consumo di sostanze come cocaina, metamfetamine, alcol, tabacco;
• assunzione di modelli di bellezza inducenti disordini alimentari (es. anoressia, bulimia nervosa, diete squilibrate);
• diffusione della pratica del body building, spesso accompagnata dall’uso illecito di steroidi anabolizzanti;
• uno stile di vita che genera stress (fisico, mentale, emotivo).
Tutti questi elementi, insieme o singolarmente, possono favorire l’insorgenza del problema, anche ovviamente associati a predisposizioni.

L’infarto del miocardio è una delle cause principali della morte cardiaca improvvisa; le cause sono di origine alimentare, di predisposizione genetica e a volte casuali.

La morte cardiaca improvvisa può insorgere in soggetti con o senza patologie cardiache note, durante uno sforzo fisico o a riposo, anticipate da segnali premonitori o anche da nessun segno.

VEDIAMO UN UOMO RIVERSO A TERRA. COSA POSSIAMO FARE ? IL B.L.S. (Basic Life Support = manovre di vita di base)

Valuto se l’ambiente è in sicurezza: mi guardo intorno per vedere se ci sono rischi che possano interferire con il soccorso che sto per iniziare (fuoco, pavimento bagnato, fili elettrici scoperti, intemperie meteorologiche, sostanze tossiche etc.); qualora ci fossero, questi rischi vanno eliminati prima di iniziare ogni intervento sul malcapitato

Mi inginocchio all’altezza del torace del paziente, controllando se è adagiato su un piano rigido (per es. se è sul letto di casa, fare un massaggio cardiaco in quel punto sarebbe inefficace e pertanto bisogna metterlo per terra con le dovute precauzioni) e valuto se è cosciente scuotendolo dalle spalle e chiamandolo ad alta voce ” SIGNORE….SIGNORE !!! ” – il paziente non risponde

Se noto qualche altra persona nelle vicinanze gli chiedo aiuto ” TU AIUTAMI !!! “

A questo punto metto il corpo in posizione supina allineando le braccia lungo i fianchi e poi gli scopro il torace completamente

 

 

Mi occupo quindi dell’apertura delle vie aeree (garantendole pervie), prima dando un’occhiata rapida al cavo orale (rimuovendo protesi, dentiere, cibo nelle primissime vie aeree), poi mettendo due dita sotto al suo mento e l’altra nostra mano sulla fronte tirando indietro (le vie aeree saranno iperestese e cioè aperte al massimo e la lingua non occluderà le vie respiratorie); questa tecnica non è da utilizzare per pazienti che hanno subito traumi, soprattutto alla testa o in zona cervicale (per chi è abilitato a farla, in questo caso è consigliata la sublussazione della mandibola, manovra più adatta al personale sanitario).

Mantenendo l’iperestensione del capo, avvicino il mio orecchio alla bocca del malcapitato, con il mio sguardo rivolto sul suo torace, svolgendo la manovra detta G.A.S. (Guardo se il torace si espande, Ascolto il rumore del respiro, Sento se arriva sull’orecchio l’aria espirata dal paziente) contando 10 secondi; se in questo lasso di tempo rileviamo non più di due atti respiratori, o un gasping (respiro agonico insufficiente) o peggio nessuna attività, a questo punto dedurrò un’attività respiratoria insufficiente.

– Mi rivolgo al mio aiutante e gli dirò ” AVVISA IL 118 CHE IL PAZIENTE E’ IN ARRESTO. VEDI SE C’E’ UN D.A.E. NELLE VICINANZE !!! ” (il D.A.E. è il Defibrillatore Automatico o Semiautomatico Esterno).

Mentre l’aiutante svolge queste mansioni, io intanto comincio l’attività rianimatoria R.C.P.Appoggio il calcagno della mia mano al centro del torace del paziente (a metà di una linea immaginaria tra i due capezzoli) e vi sovrappongo il calcagno dell’altra mano, mantenendo le braccia tese e formando esattamente un angolo retto (90°) tra le mie braccia e il torace del malcapitato

Terminate le 30 compressioni toraciche, mi occupo della respirazione artificiale (bocca a bocca o bocca-maschera per chi ne è provvisto): porto nuovamente in iperestensione il capo con due dita sotto al mento e la pianta dell’altra mano sulla fronte, tirando indietro la testa (il paziente non ha traumi e quindi posso farlo) aprendo al massimo le vie aeree, quindi con la mano che è appoggiata sulla fronte del paziente con indice e pollice gli chiudo le narici, prendo il bel respiro, poi cingo con la mia bocca completamente la sua bocca (precauzionalmente uso un fazzoletto o una garza sovrapponendoli tra la mia e la sua bocca) e immetto la mia aria nella sua bocca; quindi girando la mia testa verso il torace riprendo un altro bel respiro (questo per evitare di riprendere l’aria espulsa dal paziente dopo la prima inalazione che sarà molto povera di ossigeno) e allo stesso modo insufflo per la seconda volta.

Poi riprendo a massaggiare per 30 volte e di nuovo a ventilare per 2 volte (vado avanti quindi con cicli di 30 – 2) e così via fino alla ricomparsa di segni vitali, o fino al reperimento di un D.A.E. (Defibrillatore semiautomatico) che utilizzeremo solo se abilitati all’uso, oppure fino all’arrivo di un’ équipe sanitaria, o fino al mio esaurimento fisico e nel limite massimo della mia resistenza.

Nei prossimi appuntamenti con questa rubrica vedremo come si possa integrare l’utilizzo del D.A.E. (opportunamente manovrato da una persona abilitata che abbia svolto con idoneità il corso specifico, previsto anche per gente comune e non solo per sanitari) alla R.C.P. appena descritta: il cosiddetto B.L.S.D.

Alessandro Speca
Governatore della Misericordia di Grottammare
Presidente della Conferenza Interregionale Misericordie Abruzzo Marche Molise
Formatore e Direttore di Corso B.L.S.D.di I.R.C. Comunità (Italian Resuscitation Council) linee guida ILCOR
Coordinatore regionale Centro di Formazione Misericordie Marche
Responsabile della Formazione alla Misericordia di Grottammare

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