Urbanistica, Rosetti (Pd): “Sulle varianti silenzio assordante. Opposizione, commissione e quartieri dove sono?”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sull’urbanistica e sulle varianti, che in queste settimane stanno tenendo banco nel dibattito politico cittadino, interviene il portavoce del circolo Nord del Pd sambenedettese Nicola Rosetti che invoca il ruolo di controllo di tutta una serie di componenti cittadine dalle quali, afferma, si leva invece un “silenzio assordante”. “Quando finisce una competizione elettorale sappiamo bene chi ha vinto e chi ha perso – afferma – e sappiamo che ai vincitori spetta l’ònere e l’onore di governare, agli sconfitti la democrazia affida un ruolo ancora più importante per la collettività che è quello di vigilare e controllare. controllo e vigilanza si rendono necessari affinché come prima cosa si vigili su quanta coerenza c’è tra il programma di mandato e le azioni che successivamente si intraprendono. Il controllo e la vigilanza sono necessari affinché non solo ci si attenga scrupolosamente alle leggi, agli statuti e ai regolamenti (per questo dovrebbero bastare i dirigenti e i responsabili di procedimento) ma soprattutto si eviti che alcune scelte siano vessatorie, in contrasto con il buonsenso, il sentire comune di una collettività, che si favorisca il nepotismo o peggio ancora che alcune scelte vengano fatte per puro scopo elettorale o altro ancora”.

Un’azione di vigilanza nella quale Rosetti individua “l’essenza della democrazia, ovvero nella denuncia, nella capacità di coinvolgere una comunità a prendere coscienza degli errori che si stanno facendo e svolgere la democratica pressione su scelte sbagliate sta il succo stesso dell’alternanza, ovvero il percorso attraverso il quale una minoranza si candida a diventare maggioranza, dicendo che sarà capace di fare meglio”. Una premessa attraverso la quale il portavoce del circolo nord interviene proprio sull’urbanistica e sulla varianti: “Di questo tema si sta facendo un gran parlare – spiega – a fronte di indiscrezioni (viviamo in un piccolo paese) ma anche di delibere approvate dalla giunta o dal consiglio comunale, delibere che riguardano vecchie ipotesi che vengono modificate ma anche stravolte, o varianti ex novo che sostanzialmente senza alcuna idea di pianificazione complessiva vengono stravolte in stile pre Prima Repubblica. E’ in queste situazioni che dovrebbe, e sottolineo dovrebbe, essere l’azione di controllo della minoranza e dell’infrastruttura della democrazia, ovvero dei comitati di quartiere o delle associazioni ambientaliste, ma anche dei partiti. Quando, come in questo caso, il silenzio diventa assordante, quando il silenzio rischia di esser interpretato come complicità, ecco allora che avviene una cosa strana e al tempo stesso pericolosa: il potere può diventare arbitrio e a non esser più tutelata è la comunità, il singolo cittadino, ma anche l’imprenditore che vede modificarsi il campo di gioco e dove il potere rischia di diventare “strapotere”.

“In questa situazione – continua l’esponente dem – la democrazia assegna dunque il compito alla minoranza di svolgere la funzione di denuncia e di opposizione”. Rosetti chiama in causa il consigliere comunale Domenico Pellei, presidente della commissione urbanistica: “Dov’è? Perché non procede subito a convocarla quella commissione? Perché non si ascolta l’ufficio pianificazione? Perché non si ascoltano i proponenti? Perché non si verifica se tutto ciò che è stato approvato (il riferimento è all’area ex Remer) sia conforme al piano casa (le entrate con destinazione vincolata al sociale). Queste sono solo alcune delle domande che ci poniamo e che giriamo”. Rosetti parla anche dei comitati di quartiere. “Su alcuni di loro – dice infatti – è meglio evitare di parlare, perché hanno un comportamento peggiore di quanto visto dalla prima Repubblica”. Rosetti Parlando di un presidente capace di riciclarsi sempre e pronto a continui salti di quaglia pur di non perdere l’eterno potere”.


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