Ugl: “Prevenzione sul territorio e netta divisione dei percorsi extra ospedalieri ed intraospedlaieri”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Risulta evidente che le prescrizioni adottate sulla popolazione possono sfuggire di mano per una serie di motivi, a volte inspiegabili. Ciò non può far abbassare la guardia, ma anzi, è proprio nei punti cruciali dove si esasperano le criticità che occorrono incentivare iniziative al fine di correggere spazi strutturali ed organizzazione del personale”. Lo afferma, dall’Ugl, Benito Rossi.

“Pur comprendendo l’estrema difficoltà in cui la neo giunta è stata chiamata a rispondere della pandemia – afferma – l’Ugl intende contribuire e ritiene si debbano valutare percorsi programmatici dove vere e proprie unità mobili territoriali possano raggiungere i pazienti a domicilio ove potrebbero essere  eseguiti  basilari esami strumentali ( rx-esami ematochimici-esame clinico, ad esempio). Naturalmente il personale va reperito e velocemente formato dai nostri esperti sanitari. Gli assalti ed i problemi rilevati nei pronto soccorsi purtroppo rappresentano l’esempio che occorre modificare e correggere il campo operativo. Una eredità che occorre migliorare altrimenti i problemi rischiano solo di essere inseguiti. La netta separazione funzionale ( covid e no covid) dei pronto soccorsi, a nostro parere, rappresenta un fondamentale passo integrativo alla organizzazione territoriale di cui sopra, ed in fase intraospedlaiera non si può assistere ancora alla promiscuità di percorsi, giustificati e retti dal prezioso lavoro delle ditte di pulizia. Inutile far presente che siamo di fronte ad una medicina di guerra e come tale tutto va affrontato anche coinvolgendo forze extra sanitarie, militari e civili, e, soprattutto, attraverso team organizzativi capaci e risolutivi. Le Asur periferiche, ad iniziare dalla Asur5, debbono fare la propria parte al fine di recuperare la piena funzionalità chirurgica ed ambulatoriale senza pensare che il Madonna del Soccorso continui a fare la Cenerentola del Piceno”.


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