Torquati: “Porto di San Benedetto bloccato da veti e burocrazia”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Il rogo del porto di Ancona deve essere un monito per una decisa inversione di tendenza sulle economie portuali». E’ la riflessione dell’ex assessore alla pesca ed attuale presidente del Consorzio per l’Economia Ittica Sambenedettese Nazzareno Torquati che parla della necessità di sviluppo dell’impianto portuale rivierasco. «Una inversione – spiega – che porti alla distribuzione dei fondi verso tutte le realtà portuali regionali. Nel corso di questi decenni il porto di Ancona ha ricevuto notevoli finanziamenti che hanno permesso esagerati insediamenti produttivi di ogni genere non lasciando possibilità ad altri porti che sono stati dimenticati o blandamente finanziati e ridotti alla crisi. Nel caso di San Benedetto si sono dovute fare battaglie anche solo per il dragaggio. Così il nostro ambito portuale si è trasformato in una zona caotica e fatiscente dove convivono tante attività diverse e a volte conflittuali». Torquati parla di «mancanza di un organismo di gestione e controllo, presente in molte realtà portuali anche meno importanti della nostra costituitisi in Enti Porto». Un’assenza che ha creato «le condizioni di estremo degrado, rendite di posizione consolidate nel tempo e confusione produttiva». «La gestione – continua – a volte ambigua e clientelare delle varie Amministrazioni che si sono succedute ha aggravato gli atti concessori demaniali dove la quasi totalità delle costruzioni sono diventate dello Stato. Questo stato di cose va completamente rivisitato in una moderna visione a lungo termine, liberando spazi facendo respirare la città magari tramite un concorso internazionale. Nemmeno la nostra adesione alla Autorità Portuale di Ancona avvenuta nel 2016 ha risolto il problema, anzi lo ha peggiorato in quanto per ogni iniziativa, anche la più innocente come la Festa della Madonna della Marina, bisogna chiedere il permesso con le lungaggini procedurali immaginabili. Abbiamo dal 2014 un piano regolatore portuale che benché debba essere modificato in alcune parti, rappresenta una possibilità di ulteriore crescita delle economie cittadine con il terzo braccio dove collocare oltre le nostre aziende».


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