Sedici mesi per una mammografia ma la Regione preferisce dare la colpa a un giornale

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Nella maggior parte dei casi non sarebbe necessario puntualizzare l’ovvio. Questa volta, dopo il comunicato arrivato dalla Regione, però lo è. In tempi in cui non si fa altro che parlare, a mio avviso spesso in maniera impropria, di dislocazione geografica dell’ospedale ritengo che il problema principale sia un altro.

Non soltanto “dove” ma soprattutto “come”. Ritengo quindi sia legittimo aprire il dibattito su dove vada posizionato il nosocomio di primo livello (se mai verrà realizzato) e credo che siano ragionevoli anche le posizioni prese ad Ancona, in particolar modo quelle di Fabio Urbinati che, malgrado il clima di avversione generale, sta fornendo motivazioni valide su tutta la vicenda legata all’ospedale di primo livello nel territorio.

Non credo invece che sia ammissibile dover attendere sedici mesi per una mammografia, che rientri in un percorso di screening o meno. Criticare addirittura l’operato di un giornale che accende i riflettori su un ritardo inaccettabile rappresenta, per come la vedo, una scomposta arrampicata su una parete di specchi.

Così come parlare di “scarse informazioni” che costringono gli uffici regionali a “dedurre” la situazione. Come se non fosse possibile, per loro, risalire in pochi minuti al percorso che ha portato a quella prenotazione. O a chi l’ha effettuata. Noi non possiamo fornire dettagli per ovvi motivi di privacy, loro avrebbero potuto verificare o, se proprio impossibilitati a dialogare con gli uffici dell’Asur, avrebbero potuto chiederci ulteriori informazioni prima di  sparare a zero contro una denuncia del genere.

Sarebbe facile rispondere per le rime ed è forte la tentazione di rendere pan per focaccia ad una istituzione così importante come la nostra Regione che ha preferito parlare di “notizie false e dannose per la cittadinanza” di fronte ad una mammografia programmata per febbraio 2021.

Tra La Nuova Riviera e la Regione Marche, non è certo il nostro giornale a trovarsi nella posizione di poter danneggiare i cittadini. Noi, come ci sforziamo da sempre di fare, abbiamo acceso la luce su una situazione (peraltro già abbondantemente nota) e ci permettiamo di impallidire di fronte al comunicato della Regione nel quale un’attesa di sedici mesi per una mammografia viene quasi sdoganata come una normale prassi. Se non fosse che quei sedici mesi, in regime di intramoenia, diventerebbero al massimo una quindicina di giorni, finirei quasi per crederci.


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