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Sanità, incontro tra i dipendenti Asur: “In Riviera c’è emorragia di servizi”

L'attacco di Cittadinanzattiva e Orgoglio Civico: "Si investe poco e male. Così si chiude un ospedale"
Pubblicato il 13 Maggio 2017





SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ di una “emorragia di servizi” che parlano i dipendenti dell’Asur che, questa mattina, si sono ritrovati proprio per affrontare il tema relativo allo stato di cose nell’ospedale sambenedettese. Un incontro è stato organizzato su iniziativa dell’assemblea sambenedettese di Cittadinanzattiva e di Orgoglio Civico: “L’obiettivo – fanno sapere gli organizzatori – è la sensibilizzazione del popolo di San Benedetto e del bacino territoriale di riferimento. Unendo più forze possibili, occorre bloccare l’emorragia dei servizi che l’ospedale Madonna del soccorso sta subendo e che sta ponendo in seria difficoltà cittadini ed operatori”.

Ovviamente al centro della discussione l’aspetto economico: “Un ospedale non cresce – affermano – se non si prevedono investimenti destinati a migliorare l’esistente piuttosto chiude in via lenta. Chiediamo pertanto a gran voce un cambio degli indirizzi politico sanitari, al di là dei calcoli numerici di chi si prodiga a fare , anche perché la regione è in grado di farli attraverso i suoi apparati tecnico amministrativi. Chiamiamo alle loro responsabilità la conferenza dei sindaci ed i consiglieri regionali . Le conferenze dei sindaci purtroppo sono diventate riunioni con scalette preordinate dove sulla carta tutto fila liscio. La direzione generale , emanazione di parte politica , subisce il gioco come il gatto con il topo , agendo su un territorio sempre più diviso”.

Sul banco degli imputati c’è la Regione con le sue scelte: “Di fatto la politica regionale risulta orientata ad accontentare gli appetiti dei singoli o delle piccole lobby locali Picene con lo scopo di dividere il territorio ed in questo gioco al massacro la peggio l’hanno i cittadini. Oggi il territorio sambenedettese è politicamente debole. Non è vero che la conferenza dei sindaci non ha potere sul territorio e quindi in Regione, piuttosto non ha potere quando rinuncia ad esprimersi formalmente e pubblicamente, rinunciando al ruolo politico territoriale. Evidentemente le volontà e le decisioni si assumono presso altri tavoli dove i cittadini non sono e non possono essere presenti”.

Dai due gruppi fanno alcuni paragoni: “Mentre ad Ascoli – spiegano – si inaugura una risonanza magnetica che permette di eseguire esami di neurologia funzionale , angio rm, cardio rm ed altri studi dinamici , a San Benedetto gli apparecchi si rompono continuamente e ciò che viene acquistato risulta di gran lunga inferiore in termini di potenza e qualità . Noi siamo felici che ad Ascoli vengono acquistate apparecchiature di ultima generazione ma il Madonna del Soccorso non può essere trattato in secondo ordine. La chiusura di un ospedale avviene così, investendo poco e male quindi diventando meno attrattivo per i professionisti. La centralità della emergenza urgenza non viene riconosciuta attraverso investimenti tecnologici e di personale ma soprattutto attraverso un nuovo assetto organizzativo con energie umane positive capaci di motivare ed incoraggiare un ambiente da ricondizionare ed in continuo stress e pressione. Arriva la stagione estiva e non c’è traccia di una nuova organizzazione capace di sostenere l’impatto di un turismo che investe la costa , l’entroterra ed il vicino Abruzzo. Sono solo esempi destinati a spiegare che al Madonna del soccorso non si investe e si butta alle ortiche potenzialità di professionisti che alla lunga decidono di cambiare luogo di lavoro. Perché gli accidenti vascolari debbono subire viaggi interminabili verso Ancona ? Perché la vocazione nella emergenza non viene sostenuta anche nei reparti che ne subiscono il coinvolgimento. Questioni che riguardano la salute di tutti e che non possono essere trattate da singoli e piccoli politici spesso miopi e non liberi di rappresentare a gran voce le istanze territoriali”.

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