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Rsa di Ripatransone, la denuncia dei sindacati: “Struttura depotenziata dopo i mesi Covid. I posti letto passati da 31 a 20”

L'Unione di Base parla anche del rischio di una privatizzazione della struttura
▲ L’ingresso della Rsa di Ripatransone
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RIPATRANSONE
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L’Usb dell’Area Vasta 5 denuncia un depotenziamento  di personale e posti letto alla Rsa di Ripatransone. La struttura, che lo scorso inverno era stata convertita a centro Covid e che ora è tornata a svolgere la sua normale funzione, è ora al centro della denuncia delle organizzazioni sindacali che affermano: “Durante il picco pandemico è stata riconvertita in struttura per malati Covid in un batter d’occhio, creando non pochi disagi ai familiari dei degenti ospiti. La nostra organizzazione, su segnalazione dei lavoratori, ha subito denunciato, anche a seguito di gravi situazioni che si sono perpetrate in altre Rsa del territorio italiano, la non conformità della struttura a quel tipo di dispiegamento”.

Ma c’è di più: “Ai lavoratori che vi hanno prestato la propria opera – continuano dall’Unione Sindacale di Base – non sono stati ancora riconosciuti neppure i diritti sanciti dall’ accordo regionale sui tempi di vestizione, nella fattispecie i tempi necessari a indossare i dispositivi di protezione individuale che quantificati consistono in 40 minuti a turno, causando loro un notevole danno economico. Dopo qualche mese la struttura è stata riconvertita in Rsa Covid free, ma inspiegabilmente depotenziata di posti letto, ne erano 31 ed ora ne sono 20, e di personale, senza il dovuto confronto con le Rsu dell’Area vasta 5. I degenti presenti, inoltre, risultano dal punto di vista assistenziale molto più complessi nella loro gestione. Invece di aumentare l’offerta di posti letto pubblici e dotarli di personale sufficiente, si fa esattamente il contrario, facendo un favore alle strutture private. Quindi, mancanza di figure professionali adeguate alla necessità degli ospiti, 2 Oss per turno che sono oberati di lavoro soprattutto al mattino, con complessità assistenziale aumentata”.

L’Usb chiede dunque con forza “il ripristino dei precedenti posti letto e l’aumento del personale sanitario, infermieri e Oss, per erogare un’assistenza di qualità ai cittadini, e chiaramente il ritiro di qualsiasi ulteriore ipotesi di cessione di servizi al privato. Dato che circolano voci di un appalto. Saremmo di fronte ad una privatizzazione, non solo della sanità pubblica, ma anche dei servizi sociali verso le persone più fragili”.

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