“Risparmio e meno ore lavorative”. Ecco perché il nido di via Piave chiuderà

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Asilo sì, asilo no, asilo ni. In quarantott’ore l’amministrazione comunale ha cambiato posizione tre volte, prima annunciando in Commissione la chiusura del “Piccolo Principe” a partire dal prossimo anno scolastico, poi correndo ai ripari con un intervento ermetico dell’assessore al Sociale Emanuela Carboni.

Tra la seconda e la terza fase c’è stata quindi una riunione di maggioranza, a tratti accesa, nel corso della quale il sindaco ha richiamato tutti all’ordine, a partire dall’assessore Traini.

L’annuncio di mercoledì sera ha colto di sorpresa molti esponenti di centrodestra. Sia Piunti che la Carboni erano assenti ed hanno appreso dalla stampa la notizia relativa al destino del nido di Via Piave.

Inevitabile dunque la corsa ai ripari, con un comunicato stampa (forse) definitivo, condito di cifre e buoni propositi, ma che in fin dei conti conferma la linea di partenza.

Il Comune ricorda infatti che l’attuale appalto per il convenzionamento della struttura privata costa all’ente 225 mila euro, 200 mila di gestione e 25 d’affitto. Il contratto scadrà a luglio e l’amministrazione è assolutamente restia all’idea di proroghe “in quanto attenta a ponderare ogni scelta da adottare”.

Ecco allora che assieme agli Uffici – e ad Antonio Rosati, neo dirigente del settore Bilancio – si valuterà la domanda dell’utenza e l’attività svolta negli ultimi anni. Tuttavia, la fotografia è già nota a tutti: le richieste sono diminuite, se non in termini quantitativi, di sicuro in fatto di orari: “Le famiglie – spiegava la stessa Carboni – prediligono un orario di frequenza più ridotto rispetto al passato, scelta probabilmente correlata alla crisi generale che, purtroppo, lascia tempo per l’accudimento in famiglia dei bimbi e, al tempo stesso, consente di risparmiare”.

Qualora la situazione non dovesse migliorare, i bambini iscritti al “Piccolo Principe” saranno inseriti negli altri due asili nido comunali operativi in città, “Il Giardino delle Meraviglie” di via Mattei e “La Mongolfiera” di via Manzoni. “Tutto questo prestando massima attenzione per la domanda proveniente dalle famiglie della parte sud della città per un servizio che interesserebbe bambini da due a tre anni – puntualizza ancora l’amministrazione – come si vede, dunque, non c’è alcuna volontà di penalizzare nessuno perché l’unico obiettivo è quello di individuare percorsi nuovi che portino a spendere meglio i soldi pubblici senza toccare la qualità delle prestazioni offerte. La politica sociale della nuova amministrazione sarà diversa da quella di chi l’ha preceduta. Non si tratta di spendere meno per il sociale, bensì di spendere meglio tenendo conto della qualità dei servizi erogati oltre che dell’efficienza e della economicità degli stessi secondo una logica e una sensibilità che vogliono costituire un netto cambio di direzione rispetto al passato”.



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