Piunti, un anno al comando ma la città è la stessa. Gabrielli non c’è più e il Ballarin è ancora lì

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un anno da sindaco. Il 19 giugno 2016 Pasqualino Piunti realizzava il miracolo battendo Paolo Perazzoli, che al primo turno lo aveva staccato di ben 15 punti.

Rimonta incredibile per qualcuno, suicidio pilotato da parte del centrosinistra per altri. Ognuno la veda come vuole, in fondo quel che conta davvero è il risultato finale.

Dodici mesi dopo lo scenario è ben diverso da quello fotografato nella notte della festa, soprattutto sul fronte politico. Piunti arrivò in Municipio abbracciato a Bruno Gabrielli, lo stesso che sarebbe stato eletto alla presidenza del Consiglio e successivamente sfiduciato.

Rapporti prima tesi, poi definitivamente compromessi tra accuse, attacchi incrociati ed un’uscita dalla maggioranza ufficializzata con il non voto del bilancio consuntivo.

I numeri al momento non rappresentano un problema. Rispetto a Gaspari, Piunti gode di un consigliere in più e di sostegni esterni che potrebbero entrare presto in scena. Restano però le tensioni, soprattutto all’interno di Forza Italia – partito del sindaco – con il capogruppo Valerio Pignotti che ha preso in toto le difese di Gabrielli.

Per quel che riguarda la metamorfosi della città, ancora poco si è visto. La riqualificazione dei 400 metri di lungomare nord – voluta e finanziata dalla vecchia amministrazione – si è vista solo in parte, con lavori che non verranno ultimati prima del prossimo autunno.

Disattese per ora le promesse sul Ballarin (“il progetto c’è, ma non vogliamo bruciarlo”, dice l’assessore Assenti), sulla bretella (gli uffici non hanno ancora individuato un possibile tracciato) e sulla piscina comunale. Se la riapertura della vasca esterna non c’è stata, Piunti può consolarsi con le trattative avviate per un project da 3,7 milioni che preveda la ristrutturazione dell’intero impianto natatorio.

I temi che hanno segnato negativamente l’avventura gaspariana adesso pendono sulla testa di Piunti. Per distinguersi dal predecessore ci sono ancora quattro anni di tempo. Sempre che il dissenso di Gabrielli resti un fatto isolato.