Perazzoli fonda il MoDemPro e rispolvera la ‘quercia’. Accuse al Pd: “Alle elezioni votarono il nemico”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Addio Coldplay, bentornato Fossati. Il ritorno alle origini di Paolo Perazzoli è sancito dalla “Canzone popolare”, preferita a “Viva la Vida” e fatta ascoltare in apertura del primo incontro organizzato dai MoDemPro.

La mente riporta immediatamente alle vecchie Feste dell’Unità, quelle degli anni Novanta, svolte sotto l’ombra della ‘quercia’. Ed il raduno sembra in parte una rimpatriata degli allora Ds, come se il Pd non fosse mai esistito. O meglio, come se fosse semplicemente un pessimo ricordo.

Ci sono Giorgio Mancini, Luca Spadoni, Felice Gregori, Giuseppe Cameli, Valentino Casolanetti, Loredana Emili. Tutti concordi nel definire il Partito Democratico “un progetto fallito”, una fusione a freddo sbagliata in partenza.

“La prima tessera Fgci la feci nel 1967, ben cinquant’anni fa – dice Perazzoli – ho seguito tutte le evoluzioni della sinistra, ma rimanere oggi nel Pd per me era impossibile. Ho partecipato a tanti congressi, alcuni drammatici. Però erano congressi veri, dove si discuteva. Non come questo. Tutto è già deciso, a meno di clamorose sorprese”.

Tra nazionale e locale le vicende si incrociano. “Coi voti della sinistra sono state portate avanti politiche di destra” prosegue l’ex sindaco, che proprio non ce la fa a non tornare sul “suicidio elettorale” (lo definisce proprio così) dello scorso giugno: “E’ valso il concetto del tutti contro il Pd.  Abbiamo perso 19 ballottaggi su 20. A questo si è aggiunta la faida interna che ha portato a preferire il nemico a me”.

La nascita del gruppo dei Democratici e Progressisti non provocherà rivoluzioni in assise. Perazzoli è infatti ad un passo dalle dimissioni da consigliere, che avverranno una volta che il Consiglio di Stato si sarà espresso in merito al riconteggio dei seggi da assegnare alle singole coalizioni.

“Il Partito Democratico era nato per unire diverse anime, Renzi lo ha diviso. Adesso le nostre idee avranno più peso. Non vogliamo creare una ‘cosina rossa’, ma un centrosinistra di governo. L’obiettivo è ricucire col Pd. Vista anche la legge elettorale con cui probabilmente si andrà a votare, il dialogo sarà inevitabile”.



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