Ospedale, dopo il dibattito il comitato tira le somme. “Urbinati parla di accordi occulti, e allora lui dov’era?”

Print Friendly, PDF & Email


SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo il dibattito che si è tenuto la sera del 16 agosto alla “Festa rossa”, organizzato da Rifondazione Comunista, il Comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso” sente la necessità di fare chiarezza su alcuni punti, sperando sia sufficiente una volta per tutte.

“Prendiamo atto con soddisfazione – siega il presidente del comitato, il dottor Nicola Baiocchi – che il consigliere regionale Urbinati ha espresso, e precisato pubblicamente, un deciso cambio di rotta della Regione, nel senso che vi saranno tre ospedali sul territorio dell’AV5: “Ospedale di Pagliare più due ospedali che faranno tutti e quattro i codici di Pronto Soccorso”. Ci è stato garantito dunque che saranno tre veri ospedali e non un ospedale e due presidi; pertanto restiamo in attesa di conoscere le modalità di attuazione e i progetti di tale nuovo obiettivo, sia in termini di fattibilità e sostenibilità economica, sia in termini di posti letto, dotazioni e servizi. Non possiamo non sottolineare però che in base alla delibera 1554/2018, nel presidio unico dell’AV5, sono indicati due stabilimenti, entrambi di I° livello, e che attuando nel Piceno le stesse proporzioni utilizzate per l’AV 3 di Macerata, il Piceno potrebbe avere in modo del tutto regolare e lineare i due ospedali di I° livello, previsti dalla delibera regionale.
Non possiamo ignorare inoltre che il Madonna del Soccorso è privo dell’idoneità sismica, né sono stati stanziati fondi per l’adeguamento (vedi ad esempio la DGR 159/2019, pag. 14). Ci chiediamo quindi come potrà rimanere aperto, sia pure come ospedale di base, quando le norme vigenti ne imporranno la chiusura. E lo stesso problema si pone per l’ospedale di Ascoli. La risposta a questa domanda è fondamentale per discutere del futuro assetto ospedaliero. Pertanto è necessario che, contestualmente alla ufficialità dei tre ospedali, la Regione dichiari con un atto vincolante che i due nosocomi hanno già la necessaria protezione antisismica. In caso contrario la Regione dovrà prevedere, sempre con atti ufficiali e vincolanti, i necessari lavori, indicare i capitoli di spesa, i finanziamenti e quant’altro sarà necessario per ottenere l’adeguamento antisismico secondo quanto esplicitamente previsto dal punto 6.3 del D.M. 70/2015: il tutto prima dell’inizio della costruzione del terzo ospedale, onde evitare una futura ma certa chiusura.
Abbiamo sempre chiesto a gran voce, e come priorità assoluta, che nel Madonna del Soccorso fossero ripristinati tutti i servizi in dotazione nel 2002”.

Baiocchi spiega come sia stato garantito pubblicamente, quella sera, “che nel nostro ospedale sarà a breve reinserito il reparto di Otorinolaringoiatria. Sempre in attesa della relativa ufficializzazione, non possiamo che essere orgogliosi di questi risultati. Appare infatti lampante che, in 4 mesi di attività, il Comitato civico “Salviamo il Madonna de Soccorso”, con la sua opera instancabile di sensibilizzazione ed informazione, ha attuato una vera e propria ricostruzione “maieutica” di tutti i dati, le delibere, le incongruenze e le decisioni illegittime dell’Ente regionale, rallentando e poi bloccando un percorso perverso che altrimenti sarebbe già concluso e deliberato, oltretutto con grave ed inutile dispersione di soldi pubblici. E questo proprio con la forza delle argomentazioni basate sulla reale situazione, sulle criticità e le segnalazioni, che ben lungi dal tradursi in presunti procurati allarmi, hanno creato consapevolezza e condivisione del totale dissesto della sanità sul territorio e dell’iniquità con cui è stato trattato il territorio piceno negli ultimi 15 anni. L’opera di smantellamento non aveva incontrato sinora nessun vero ostacolo, né competenti e decise voci contrarie: né da parte dei nostri rappresentanti in Regione, né tantomeno da parte delle amministrazioni locali, compresa quella attuale, che poco di concreto ha fatto a difesa della nostra sanità, a parte un paio di lettere e alcune riunioni. Neanche Ascoli, se non in campagna elettorale, ha fatto intendere le ragioni del territorio ascolano, e neanche sappiamo se ci siano accordi occulti, come ha sostenuto Urbinati nell’incontro del 16, tra i vertici regionali e l’amministrazione ascolana. Tale ammissione renderebbe ancora più grave il silenzio del consigliere nei suoi quattro anni di mandato. Con chi sarebbero stati raggiunti tali accordi se non con coloro che governano la Regione infatti, se non con i suoi colleghi di maggioranza? E dove era lui in tal caso?”.

“Passando alla diffida – continua il medico – il comitato ne ha predisposto la parte tecnica, per sottoporla poi alle integrazioni e rettifiche del Sindaco, dell’intero consiglio comunale e della giunta, per farne in tal modo e ufficialmente un atto promanante dai politici della città, oltre che dai comitati di quartiere, invitati ad integrarlo e sottoscriverlo: insomma, un atto dell’intera comunità cittadina. Riteniamo che la richiesta ivi prospettata, avanzata alla Regione ed emersa nel corso di una riunione dei capigruppo, della quale la minoranza discuterà lunedì prossimo, di valutare la fattibilità di due primi livelli nelle due maggiori città dell’AV5, così come previsto dalla DGR 1554/2018 anzidetta, non costituisca affatto una contraddizione rispetto alla delibera votata dal consiglio comunale. Infatti la linea del Comitato per la zona costiera resta la stessa, un ospedale di primo livello sulla costa come prescritto dalla legge, e, qualora non sia possibile un secondo primo livello, perché i voltafaccia della Regione sono sempre possibili, come purtroppo la storia recente ci ha insegnato, un ospedale di base ad Ascoli. Sarà certamente onere del Sindaco e del Consiglio trovare la quadratura del cerchio e, successivamente, scegliere il percorso da seguire. Così come sarà interesse dell’amministrazione ascolana portare avanti la propria parte di lotta per la tutela dei livelli sanitari del Mazzoni, facendo nel caso convergere le forze come auspicato, per ottenere la miglior sanità possibile per il territorio piceno.
Nostro compito era indicare e delineare le possibili strade da percorrere sulla base degli atti ufficiali. Ma ora, con la garanzia dei tre veri ospedali (se verrà mantenuta), tale querelle non avrebbe più ragione di esistere. In caso di due invece, occorre capire (e con chiarezza) quale città tra Ascoli e San Benedetto vedrà chiudere il proprio ospedale, dato che l’affare Pagliare appare irrinunciabile. Certamente, sino a quando la garanzia dei tre ospedali non verrà ufficializzata, restiamo in allerta, perché non vorremmo fosse smentita così come avvenuto, purtroppo, per la Neurochirurgia nel nostro ospedale, disposta dal PSR 2012/2014, nonostante nella delibera 1554/18 siano previsti tre reparti di Neurochirurgia. Uno ad Ancona, uno a Pesaro ed il terzo perché non qui da noi, con due delibere approvate da anni? Abbiamo chiesto infine, come priorità assoluta, che il nostro ospedale fosse riportato almeno alle dotazioni esistenti nel 2002. A tal proposito, salvo che le autorità preposte non rispondano alle nostre precise richieste, restituendoci i nostri posti letto pubblici scomparsi, stiamo predisponendo in merito la denuncia da depositare in procura. Stesso percorso abbiamo previsto relativamente all’interruzione della piena operatività dell’UTIC, qualora il 24 agosto fossero attuate le chiusure programmate e pubblicizzate a mezzo stampa. Non cesseremo di vigilare su ogni disservizio e provvedimento illegittimi”.


CONDIVIDI