Giorgini all’attacco della Regione: “Rischio amianto tra le macerie del terremoto”

Print Friendly, PDF & Email






SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Houston abbiamo un problema” così Peppe Giorgini, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle ha esordito, presentando la documentazione riguardo alle operazioni di smaltimento delle macerie del cratere del terremoto che interesseranno Centobuchi e Porto d’Ascoli. Giorgini, che per l’occasione si è avvalso della consulenza di Giacomo Manni, consigliere comunale di Ascoli Piceno per i Pentastellati e architetto, ha reso pubbliche le proprie preoccupazioni inerenti le operazioni di spostamento, stoccaggio e smaltimento delle macerie del terremoto a seguito della pubblicazione da parte della Regione Marche delle stime sulla presenza di amianti nei calcinacci.

“Su un totale di 560mila tonnellate di materiale – spiega il consigliere – C’è una percentuale stimata di amianti pari allo 0,02% (n.d.a.: 112 tonnellate) per le quali la legge prevede il divieto assoluto non solo di smaltimento ma anche di spostamento, onde evitare il rischio di dispersione di particelle nell’aria che possono provocare tumori e altre patologie letali”. Giorgini ha chiarito la propria intenzione di seguire personalmente l’evolversi della vicenda, dichiarandosi pronto a misure estreme se si dovessero rivelare necessarie. “Allo stato attuale della situazione siamo ancora in tempo per impedire che il trasporto del grosso delle macerie avvenga senza che prima siano state effettuate le dovute analisi, prese le misure di sicurezza necessarie e assicurati gli impianti affinché non una sola particella possa, disperdendosi nell’aria, mettere a repentaglio tutto il comprensorio che da Martinsicuro arriva fino a Cupra Marittima”.

Attualmente, secondo i dati mostrati dal consigliere, solo una minima parte delle macerie, circa 26mila tonnellate, sarebbe stoccata all’interno dello spazio designato a Centobuchi. Giorgini ha in programma di inviare lettere di diffida a procedere a tutti i sindaci del comprensorio e agli enti preposti a vigilare sulle operazioni, nonché alla Picenambiente, che è stata incaricata dalla Regione Marche di gestire le operazioni. “Parliamo di una quantità di materiale che riempirebbe 15mila camion e che potrebbe contenere amianti, dei quali anche solo una minuscola particella di un micron è potenzialmente letale – incalza il consigliere, ponendo l’accento sull’emergenza – Vogliamo rassicurazioni riguardo le misure di sicurezza prese dalle parti per gli operai e per gli impianti coinvolti. Chiediamo inoltre che non si proceda allo spostamento finché non sia accertata l’assoluta sicurezza delle macerie”.

Per il consigliere comunale, la soluzione sarebbe da ricercarsi in uno stoccaggio a “chilometro zero”, più sicuro, e cancellare così la possibilità di dispersione di amianti nel corso del processo di riciclaggio delle macerie. “L’area colpito dal terremoto, così come molte altre zone nelle Marche, è ricca di cave da cui si estrae travertino – spiega – Anziché spostare per chilometri le macerie, sarebbe più opportuno stoccarle in una di queste e seppellirle”. Poi chiosa: “È impossibile non domandarsi perché San Benedetto del Tronto sia sempre l’oggetto di operazioni ad alto rischio come queste. Lo fu per lo stoccaggio del gas e lo è oggi per il riciclaggio di calcinacci che possono contenere amianti. Perché un’area così densamente abitata dev’essere sempre esposta a questi rischi?”