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Il segretario generale lascia il Comune. Piunti non lo conferma

Il 22 ottobre in Consiglio ci sarà la vice Catia Talamonti. A febbraio la lite con l'opposizione durante l'assise che portava a votazione il Bilancio di Previsione

Pubblicato da 

Massimo Falcioni
 lunedì 10 Ottobre 2016

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Pasqualino Piunti non conferma il segretario generale del Comune e lui presenta le dimissioni prima di decadere. La decisione di non rinnovare il contratto in scadenza ad Edoardo Antuono è stata annunciata alla sua squadra nel corso della riunione di maggioranza di lunedì pomeriggio. Antuono verrà rimpiazzato già dal prossimo Consiglio Comunale, in programma il 22 ottobre. Al suo posto ci sarà la vice Catia Talamonti, che resterà in carica fino alla nuova nomina.

Nelle prossime settimane inizierà la ricerca del nuovo segretario. La lista di nomi verrà messa a disposizione dal Ministero dell’Interno.

IN CARICA DA UN ANNO E MEZZO La scelta dell’amministrazione è chiaramente politica. Piunti intende mettere in pratica l’annunciata discontinuità con l’esperienza gaspariana.
Antuono era diventato segretario nel maggio 2015 e aveva sostituito Fiorella Pierbattista. 43enne, in precedenza era stato segretario generale presso i Comuni di Sant’Elpidio a Mare e Acquasanta Terme.

IL 29 FEBBRAIO LO STRAPPO COL CENTRODESTRA I motivi del profondo strappo tra Antuono e il centrodestra vanno individuati nell’assise dello scorso 29 febbraio. Si votava il Bilancio di Previsione e la maggioranza non raggiunse il numero legale necessario per far partire la seduta. Gaspari si era ritrovato con un consigliere in meno, dato che la surroga di Giovanni D’Angelo (assieme al grillino Emanuele Rosetti) sarebbe divenuta ufficiale solo a consesso iniziato.

Antuono prese la parola affermando che 12 consiglieri sarebbero potuti comunque bastare per avviare i lavori, in quanto i due dimissionari avevano fatto scendere il computo complessivo da 25 a 23 componenti. Forza Italia insorse e sventolò l’articolo 90 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio che rendeva obbligatoria, nel caso di prima convocazione, la presenza della metà dei consiglieri assegnati al Comune. A quel punto Antuono sospese il consesso e lo riconvocò in via d’urgenza il 4 marzo, scatenando nuovamente le ire dei berlusconiani.

Fu Bruno Gabrielli, oggi presidente del Consiglio, a prendersela apertamente con Antuono: “Le motivazioni di questa convocazione non rispettano il regolamento – tuonò a microfoni aperti – il termine per la surroga dei consiglieri stabilito dalla legge non è perentorio, ma ordinatorio. Invito il segretario a riflettere”.

Screzi e battibecchi che hanno generato un epilogo prevedibile.

© LA NUOVA RIVIERA|RIPRODUZIONE RISERVATA

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