D’Erasmo: “Il rilancio dell’area portuale deve passare prima di tutto da un’attenzione mirata alla pesca”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Il nostro territorio ha con il mare un rapporto emozionale, culturale e imprenditoriale fortissimo, basato su attività come la pesca e la cantieristica, prima di tutto. L’area portuale di San Benedetto del Tronto è certamente il punto nevralgico di queste attività nel Piceno e, per la sua collocazione, vanta un privilegio che in Italia appartiene a poche realtà territoriali. Il Porto è naturalmente parte integrante del centro cittadino e nel progetto di crescita della città dovrebbe sempre essere considerato un’area strategica per lo sviluppo di attività produttive commerciali, artigianali e di attrazione turistica. E proprio sul Porto di San Benedetto va pensato e realizzato un grande lavoro di ottimizzazione e valorizzazione dell’intera area, che possa portare valore alla Città e all’intero territorio Piceno”. La proposta giunge da Paolo D’Erasmo, candidato con il Partito Democratico alle Elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale, per il collegio della Provincia di Ascoli Piceno.

“Ciò su cui la Regione dovrà lavorare insieme alla città di San Benedetto – e su cui mi impegno personalmente – è il recupero e la valorizzazione del Porto antico, come priorità. Dovrà essere promosso un nuovo progetto che ruoti attorno a temi d’uso primari riconducibili a utenze storiche come la pesca e la cantieristica, oltre al turismo alla ricettività su cui andrà investito sempre più e in modo efficace, e una più sentita e funzionale integrazione con la città. Il Porto di San Benedetto è stato la vera culla di un’attività essenziale per la Città e per l’intero territorio Piceno, non solo a livello produttivo ma anche culturale. E proprio da quella memoria dobbiamo avere il coraggio di ripartire e proporre un grande investimento su San Benedetto e il suo Porto. San Benedetto e la sua storia, infatti, sono già un brand sul quale la politica non può non avere la lungimiranza di investire in modo continuativo. Questo perché il Porto di San Benedetto non è un semplice porto, ma San Benedetto trova proprio nel suo Porto la sintesi e nella sua storia marinara il suo marchio di qualità”.

Prosegue: “In questo progetto, sul quale spero di poter lavorare al più presto, sarà certamente la qualità l’indirizzo di sviluppo. Qualità e visibilità da esprimere con servizi, produzione e visibilità e favore dell’ambiente marino, della pesca e del turismo sostenibile. Il lavoro di valorizzazione dovrà però partire da una formazione dal basso a favore di una nuova cultura di ottimizzazione dell’area portuale, sostenuto anche da una forte spinta promozionale per ridare visibilità al contesto. Il rilancio dell’area portuale, però, dovrà passare prima di tutto da un’attenzione mirata alla pesca, asset decisivo e insostituibile dell’intero territorio. La pesca deve essere valorizzata per il suo valore economico così strategico, lavorando seriamente per una selezione che valorizzi la ristorazione di qualità. La pesca, però, può rappresentare un’occasione anche al di fuori della ristorazione in senso stretto, e può dare una forte spinta al turismo: un turismo esperienziale sul pesce Adriatico a km zero con la certificazione del prodotto, lavorando su una nuova idea di vacanza che faccia riscoprire il ruolo storico della pesca, il rispetto del mare, una degustazione intelligente e informata del pesce locale e dei piatti veri della tradizione”, conclude il candidato. Pochi ma incisivi passi avanti, quindi, per una nuova attrazione e interesse verso un’area di grande rilevanza strategica per il territorio”.


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