giovedì 16 Settembre 2021 – Aggiornato alle 19:38

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La Polemica

Consiglio comunale “chiuso”, tutti i candidati contro Piunti: “Non esprime giudizi ma si nasconde dietro il voto”

Parlano Angelini, Bottiglieri, Canducci e Spazzafumo: "Un primo cittadino non può fare il Ponzio Pilato ma deve metterci la faccia"
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO

Lo scorso 26 luglio, il Consiglio Comunale di San Benedetto si era interrotto bruscamente a seguito dell’irruzione da parte dei tifosi della Samb per la mancata iscrizione della squadra in serie C. Fuori dalla discussione era rimasto il settimo punto all’ordine del giorno, riguardante i “lavori della commissione d’indagine sull’attività dell’Amministrazione relativa alla gestione dello stadio comunale Riviera delle Palme e sulla natura dei rapporti intercorsi tra l’Amministrazione stessa, la società Sambenedettese calcio ed eventuali altre parti”.

La questione sarà sottoposta ad esame il prossimo 5 agosto, quando si riunirà nuovamente l’assise. In quella sede, si legge in una nota diffusa da Viale De Gasperi, “il consesso dovrà decidere se mantenere o no la segretezza della discussione del punto stabilita in origine. Se il Consiglio delibererà di desecretare i lavori, si proseguirà con la seduta pubblica, altrimenti gli estranei ai lavori consiliari saranno invitati ad abbandonare la sala”. 

Sulla vicenda sono intervenuti con una nota congiunta tutti i candidati sindaci, Piunti escluso. Parlano infatti nello stesso documento Serafino Angelini, Aurora Bottiglieri, Paolo Canducci e Antonio Spazzafumo. “Se sul piano formale nulla vieta di mettere ai voti la decisione per cui tenere o meno la discussione segreta – spiegano i quattro – diversa è la situazione sul piano politico e giuridico-amministrativo. Secondo la legge, infatti, non può il Consiglio Comunale, con una mera votazione, decidere ad libitum di secretare o meno la seduta. Occorre che tale deliberazione sia adeguatamente motivata: il Segretario Generale, dunque, non può ammettere a votazione la decisione de quo se essa non è sorretta da una congrua motivazione. Il Segretario Generale, altresì, quale garante del regolare e legittimo svolgimento delle sedute del Consiglio Comunale, deve accertarsi e garantire che il parere di cui in argomento, ex art. 94 del vigente regolamento, sia pertinente, conforme alle leggi e non meramente apparente o pretestuoso. Sorge quindi la domanda su quali siano tali adeguate motivazioni per impedire la discussione pubblica di una questione che riguarda la gestione di beni e denaro, per l’appunto, pubblici”.

I quattro candidati si appellano al principio di trasparenza dal momento che si parla di “argomenti che trattano di impiego di risorse comuni”.  “Il principio della trasparenza – spiegano – deve essere indiscutibilmente garantito. Rendere i cittadini partecipi vuol dire agire con chiarezza e limpidezza. Al contrario, escluderli dalla discussione, non fa che scatenare dubbi circa la correttezza dell’operato dell’amministrazione; recita un vecchio adagio popolare: “ciò che non si può dire non si può fare”. In questo percorso ciò che stupisce è l’apparente quanto penosa terzietà del sindaco che rimette sui consiglieri la responsabilità (lui ne governa 16 o forse 18!) non dicendo lui cosa pensa. Il sindaco non è mai un Ponzio Pilato, ci mette la faccia per primo ed ha il coraggio delle proprie azioni; un Sindaco con la S maiuscola non si nasconde, non scappa. La trasparenza dell’azione amministrativa non può e non deve essere né richiesta né concessa, bensì praticata continuamente e costantemente. Il Comune, la casa di tutti deve avere massima trasparenza e il primo a doverla garantire è il Sindaco. Chiunque di noi sarà eletto Sindaco si impegna a governare nella massima trasparenza: chiediamo a Piunti di iniziare a fare altrettanto  evitando la votazione sulla secretazione della seduta consiliare del 5 agosto prossimo e permettendo a chiunque sia interessato di partecipare per ascoltare”. 

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