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Azione contro i balneari: “La Bolkestein non è un mostro. I concessionari dicano quanto pagano annualmente”

"Quasi nessuno, fra i concessionari di spiaggia di San Benedetto, ha adeguato la propria concessione agli standard attualmente richiesti per la fruizione degli spazi da parte di disabili"
Pubblicato il 2 Marzo 2022

Azione si espone sul tema delle concessioni balneari. “Ci sembra giusto spiegare ai cittadini che la Direttiva Bolkestein, lungi dall’essere quel “mostro” che i concessionari vogliono dipingere, costituisce uno strumento per una corretta e trasparente gestione delle spiagge che, ricordiamolo anche ai balneari, sono beni pubblici di cui essi non sono mai stati e non sono proprietari”, afferma Luca Cardola. “Il presidente dell’Itb Giuseppe Ricci afferma che l’applicazione della Bolkestein e del recente decreto attuativo del Governo distruggerebbero gli investimenti fatti dai gestori delle concessioni, sottraendo il lavoro a tante famiglie ed “espropriando” i concessionari degli investimenti effettuati nel corso degli anni. Intanto chiediamo ai concessionari di conoscere quanto pagano annualmente per la concessione di propri stabilimenti balneari: sarebbe una giusta operazione di trasparenza, da parte di chi continua a chiedere sostegno alle forze politiche per continuare ad utilizzare un bene di proprietà pubblica, senza alcuna forma di concorrenza, come invece tocca a tutti coloro che chiedono di utilizzare beni pubblici con finalità economiche”.

Il movimento di Calenda non cambia quindi posizione sull’argomento. “I posti di lavoro, qualora non potessero essere garantiti da coloro che perdono la concessione nelle gare, verrebbero evidentemente garantiti, in una forma o nell’altra, da coloro che vi subentrano, come peraltro già avviene in ogni subentro tra concessionari. E poi perché gli investimenti effettuati in passato dai concessionari verranno comunque tutelati e pagati a coloro che perdono le concessioni da coloro che vi subentrano, come peraltro prevede il DDL del Governo Draghi. Presi a tutelare gli interessi di categoria, i balneari, lungi dall’essere questa categoria “tartassata” che si descrivono, “dimenticano” che essi svolgono una attività economica tra quelle più largamente assistite dalle pubbliche finanze, perché Stato e gli altri enti pubblici in realtà pagano tutto: pagano la manutenzione delle spiagge attraverso i ripascimenti; pagano la loro pulizia all’inizio della stagione (onere compensato in misura minima dalla TARI), pagano la manutenzione della costa e la manutenzione e l’ampliamento delle scogliere (attività, quest’ultima, a quasi esclusivo beneficio delle concessioni e per la quale si spendono costantemente cifre enormi); pagano la sicurezza della costa attraverso le attività che vengono svolte dalla Capitaneria di Porto, dalla Guardia di Finanza e da altre forze dell’ordine, pagano il rifacimento delle linee idriche per consentire il funzionamento del sistema delle docce al mare. Da ultimo i cittadini sambenedettesi hanno pagato, pagano, e pagheranno il rifacimento dell’intera parte nord del lungomare, attualmente in corso, rifacimento i cui principali beneficiari sono – guarda caso – proprio i gestori degli stabilimenti balneari”.

Insiste Cardola: “Nulla, a che risulta, viene invece pagato dai concessionari di spiaggia i quali, quando investono, lo fanno a loro esclusivo profitto. Un solo esempio, tra i tanti: quasi nessuno, fra i concessionari di spiaggia di San Benedetto, ha adeguato la propria concessione agli standard attualmente richiesti per la fruizione degli spazi da parte di disabili, facendosi gioco della legge e nel totale disinteresse degli enti pubblici – a cominciare dalla passata Amministrazione comunale, per quella attuale aspettiamo la prossima stagione – che quelle leggi è invece tenuta a far rispettare. In questo mondo di privilegi – impensabile per qualunque imprenditore “normale” – è ovvio che l’apertura al mercato venga vista dai balneari come la perdita di un diritto acquisito allo sfruttamento senza alcun titolo del bene pubblico, sfruttamento che in genere – anche qui grazie a leggi antiche, lacunose e compiacenti – si conclude con la “vendita” a peso d’oro a chi subentra nella gestione di un bene di proprietà pubblica. Formalmente, come tutti sanno, si vende l’azienda: in realtà una azienda che, priva di concessione demaniale, non vale nulla. E a San Benedetto di recente, “aziende” come queste sono state vendute per somme che raggiungono anche le sette cifre. Azione è a favore del mercato, a favore del rispetto delle leggi, a favore della possibilità per tutti coloro che sono interessati di poter acquisire legittimamente le concessioni demaniali marittime in una gara trasparente i cui introiti vadano a beneficio della collettività e non di soggetti che, sfruttando leggi ad hoc concepite oltre un secolo fa, vendono ad altri un bene pubblico come la spiaggia, realizzando enormi profitti. Continueremo con questa battaglia anche nei prossimi mesi, affinché i cittadini siano informati sui reali termini del problema, e soprattutto sui reali interessi in gioco: interessi che, dietro le grida manzoniane su presunte perdite di posti di lavoro -tutte da dimostrare- e ancora più presunte multinazionali alle porte, nascondono in realtà la volontà di mantenere in mano a pochi soggetti privilegi medioevali e rendite di posizione pagate da tutti i cittadini italiani”.

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