La mission di Simone Addazi, da Pedaso al Kenya per dare un futuro a chi non ce l’ha

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PEDASO – Quella dell’Associazione “Il Sogno” Onlus è una piccola storia di solidarietà “sul campo”, la storia di un percorso intrapreso da sette amici di Pedaso che toccando con mano una realtà completamente diversa da quella a cui siamo abituati hanno deciso di offrire un aiuto concreto alle popolazioni del Kenya. Per comprendere meglio la loro esperienza abbiamo parlato con il Presidente Simone Addazi – di professione ristoratore e tifosissimo della Samb – il quale è solito trascorrere gran parte della stagione invernale in Africa, svolgendo una capillare azione di volontariato diretto insieme agli altri membri dell’Associazione.

  • Come nasce l’Associazione “Il Sogno”? Dove si concentrano le vostre missioni umanitarie?
  • Vado in Africa ormai da 15 anni, ed entrando in contatto con Gloria e Gianni – due italiani che hanno aperto un piccolo resort sul litorale keniota – ho trovato quel punto di riferimento che ci permette di seguire le nostre attività tutto l’anno. Come associazione siamo partiti nel 2012, dando inizio a piccoli progetti agricoli per aiutare le famiglie dell’entroterra di Malindi, a circa 20/30 Km dalla città, in una zona di estrema povertà in cui si vive alla giornata, pensando a sopravvivere senza una vera e propria prospettiva futura: non è facile da raccontare se non lo si è visto con i propri occhi.  
  • La vostra azione di volontariato prevede aiuti economici, concreti, o preferite agire in base alle necessità?
  • Dare soldi è la prima cosa che viene in mente di fare a chi assiste a quel tipo di situazioni, ma non rappresenta una soluzione a lungo termine: anzi, è un errore che ho commesso anch’io nel corso delle mie prime esperienze in Africa. Col passare del tempo mi sono reso conto di come le famiglie dei villaggi rurali, generalmente molto numerose, possano procurarsi facilmente il denaro di cui hanno bisogno mandando i bambini verso il litorale, per chiedere l’elemosina ai turisti. Questo tuttavia non aiuta a superare i veri ostacoli che impediscono loro di svilupparsi: il problema come ho già accennato è anche di mentalità, e non è semplice da risolvere. Per questo motivo abbiamo scelto di supportare la popolazione con piccoli progetti a termine che riusciamo a controllare da vicino, cercando di dare un input per una crescita strutturata e sostenibile: ci concentriamo sul commercio, sulle risorse idriche, e ancor di più sulla salute e sull’istruzione di bambini e ragazzi.
  • Scendendo nel particolare, in che cosa consistono questi progetti a termine?
  • Siamo una piccola realtà di volontariato, non abbiamo a disposizione grandi risorse: facciamo il possibile per fornire a chi si trova in difficoltà lo stretto necessario per ripartire, ma questo non ci impedisce di toglierci qualche soddisfazione. Abbiamo iniziato cedendo piccoli pezzi di terra a titolo gratuito, chiedendo in cambio alle famiglie di mandare i figli a scuola: crediamo che l’istruzione sia l’unico modo per dare un futuro a questi ragazzi, e oltre a seguirli personalmente abbiamo deciso di sostenere un asilo e una scuola primaria. La nostra associazione si occupa anche della salute dei più giovani, pagando cure adeguate ed operazioni chirurgiche a chi più ne ha bisogno; spesso inoltre ci troviamo di fronte a ragazzi con gravi disturbi psicologici, ancor più difficili da trattare in contesti così complicati anche a causa di problemi di carattere culturale: cerchiamo in tutti i modi di dare una mano e di creare un ambiente amichevole. Con grande fatica siamo riusciti anche a scavare un pozzo d’acqua dolce in una zona in cui l’acqua non c’era: abbiamo impiegato 9 mesi di lavoro, arrivando a 25 metri di profondità, ma ora tutti gli abitanti possono usufruirne liberamente. Per rispettare gli equilibri della natura, i nostri interventi mantengono un basso impatto ambientale: ad esempio, costruiamo case esclusivamente di fango.
  • In che modo riuscite a finanziare i vostri interventi?
  • Raccogliamo i fondi necessari sia nei resort, grazie alle donazioni dei turisti, sia a Pedaso: da sei anni organizzo cene di beneficienza durante le quali proiettiamo filmati che documentano i progressi raggiunti dalla nostra Associazione, riscuotendo sempre un buon successo. È ovvio che talvolta tutto ciò non basta, in Africa la vita è difficile e le spese – in particolare quelle mediche – sono ingenti, ma siamo volontari al cento per cento e quello che manca lo mettiamo di tasca nostra: aiutare chi ne ha bisogno è la nostra passione.  
  • Come sottolinea il rapporto 2018 del Censis, in Italia il razzismo sta diventando un problema. Avete incontrato ostacoli in questo senso in Patria? In Kenya, invece, ci sono state difficoltà?
  • Per fortuna il razzismo è un problema che non ci riguarda da vicino, poiché in un ambiente piccolo come quello di Pedaso tutti ci conoscono, ci supportano e si fidano di noi. Giù in Kenya invece non è stato sempre facile, ma grazie a Gloria e Gianni abbiamo avuto come si suol dire la strada spianata, riuscendo più agevolmente a fare i conti con la loro mentalità. Come ho già detto in precedenza, è stato l’ostacolo più difficile da superare: per fare un esempio, le famiglie prima del nostro arrivo piantavano solo il mais, faticando enormemente per ottenere a malapena la propria sussistenza; per questo abbiamo insegnato loro a coltivare specie più ricercate e facili da mantenere come la rucola o la menta, avviandoli nel contempo ad un piccolo commercio con le attività turistiche. Per quanto riguarda invece situazioni pericolose come rapimenti o attentati, il rischio è pressoché nullo: personalmente ho avuto molta più paura a girare per Parigi che per l’Africa. 
  • Quali sono i progetti futuri dell’Associazione?
  • In futuro cercheremo di continuare su questa strada, per arrivare ad acquistare un pezzo di terra su cui vogliamo costruire una scuola: questo, per parafrasare il nome dell’Associazione, è il nostro Sogno. Inoltre l’anno prossimo una ragazza di cui ci occupiamo si laureerà: per noi è la prima volta, è una grande soddisfazione. È stata bravissima, faremo una grande festa a Nairobi. Chiunque sia interessato a seguire le nostre attività può farlo sulla nostra pagina Facebook “Associazione Il Sogno”, tramite la quale è possibile contattarci anche per effettuare donazioni.

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