sabato 20 Agosto 2022 – Aggiornato alle 04:19

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La Devina Chemmedie, le tre cantiche di Dante tradotte in cossignanese da Edvinio Barbizzi. Un lavoro durato dodici anni

Ha lavorato all'opera tra il 1994 e il 2006
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COSSIGNANO – Cossignano in prima linea nei giorni delle celebrazioni a Dante Alighieri e alla Divina Commedia. Il viaggio, come tradizione vuole, è partito dall’Inferno esattamente settecento anni fa, e forse non tutti sanno che il piccolo centro Piceno è uno dei centri marchigiani legati al nome del Sommo Poeta. Un legame che, negli anni scorsi, ha spinto un cossignanese trapiantato a Milano, Edvinio Barbizzi, a riscrivere tutte le tre cantiche in dialetto rigorosamente cossignanese. “La Devina Chemmedie”, un’opera mastodontica che Barbizzi ha realizzato nell’arco di dodici anni, tra il 1994 e il 2006, stampata in tre volumi rilegati a mano e custodita gelosamente da chi, all’epoca, riuscì ad accaparrarsi una copia dell’opera.

Opera che oggi in paese tutti ricordano con grande orgoglio, a partire da Pacifico Barbizzi, cugino di Edvinio, vera e propria istituzione a Cossignano. E’ lui, nel Piceno, a fare le veci dell’autore che, attualmente, si trova a Milano dove si sta godendo una meritata pensione. Con quest’opera, introdotta dal professor Mariano Malavolta, docente all’Università di Tor Vergata a Roma e nativo di Cossignano, Barbizzi ha dato prova di coraggio elaborando una parafrasi della Commedia dantesca portata a termine a prezzo di un notevole impegno, che ha richiesto una più che profonda frequentazione e che ha consentito al suo Autore di “riscrivere” il grande capolavoro nella lingua più immediatamente vicina al suo cuore.

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