VeruskaPuff e il superpotere Puff

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SAN BENEDETTO • Veruska Pasquali è una performer internazionale di Burlesque di San Benedetto del Tronto dal nome d’arte VeruskaPuff. Puff (sbuffo) proviene dal cartone animato statunitense The PowerPuff Girls, ossia Le SuperChicche in italiano, di cui è appassionata. E’ anche il nome dell’oggetto di scena preferito di Veruska disegnato da lei e creato da Spaghetti Prop, un piumino da cipria-bacchetta magica usato nel numero Fairy Puff. Il suo motto personale è “So Puff so Pink”.

E’ stata ospite del talk-show su seduzione e sessualità La Mala Educaxxxion su La7D nel 2011. E’ stata fotografata da fotografi noti come Marco Girolami per una mostra ai Musei Mazzucchelli di Brescia nel 2011 e per un calendario Burlesque 2012. Nello stesso anno ha collaborato con gli Stylaz per il loro Tail Project.

Sin da piccola ama il cinema anni Venti e Trenta e le sue dive, dal quale trae anche ispirazione per i suoi show. Il suo burlesque è classico e raffinato, come quello di Catherine D’Lish e la celebre Dita Von Teese.

Terrà questa domenica un workshop al Centro di danza orientale ASD Sirene del Nilo.

Come hai iniziato?

Ho iniziato nel 2009. Lo studio effettivo del Burlesque però risale attorno al 2000-2001. Analizzando le manifestazioni artistiche precedenti al cinema all’università, ho scoperto quest’arte. All’epoca non si trovava praticamente nulla, solo dei video online. E’ stato difficile nella nostra zona quando ho cominciato a praticarlo perché ancora le persone non lo conoscevano ed erano diffidenti ad ingaggiarti per spettacoli. L’esibizione di Dita a Sanremo nel 2010 è stato un punto di svolta per la storia del Burlesque in Italia.

Perché questa scelta?

Mi piaceva tantissimo. Da piccola in realtà volevo fare la regista dato che adoravo creare un mondo tutto mio. Il Burlesque mi ha permesso di attuare questo sogno. Mi intriga inventare piccole storie da portare in scena disegnando e confezionando i miei costumi e strumenti per dare un’immagine della donna, tra virgolette, esagerata.

Hai molto in comune con Dita Von Teese, come la danza classica e lo stile anni Quaranta del tuo Burlesque, che cosa ti piace di più di lei?

L’eleganza, ogni suo movimento di mano è studiato e particolare. Inoltre apprezzo molto il suo modo di sapersi gestire da sola. Il suo merito più grande è di aver trasformato un genere di nicchia in un qualcosa di collettivamente accettato.

Qual è il tuo numero distintivo?

Ne sono due. Il primo è il nuovo Oh, Miss Puff! con la vestaglia rossa creata da Catherine D’Lish, burlesquer e direttrice creativa, costumista e coreografa degli show di Dita Von Teese , e il secondo è In the Navy vestita da marinaretta.

Come prepari un numero?

Parto da un’idea che può essere generata da qualunque cosa: foto, film, dipinto. Da qui passi alla scelta della musica guidata da una particolare sensazione che vuoi dare al pubblico. Oppure si passa direttamente al costume e la musica si trova all’ultimo. La realizzazione del costume può prendere mesi perché lunga e dispendiosa. Un mio numero dura intorno agli otto minuti. Mi piace stare in scena per ballare e giocare con gli oggetti a disposizione. Il Burlesque può arrivare fino ad un quarto d’ora ma con la presenza di scenografie importanti.

Come si svolge la vita di una performer?

La vita di una performer è dura e frenetica. Devi rispondere alle richieste degli ingaggi che ti arrivano, lavorare sulla tua immagine con i servizi fotografici, realizzare show sempre nuovi. In quest’arte la forma fisica non è rilevante, però bisogna curare l’aspetto: messa in piega, manicure, pedicure. Non vado al mare da anni, i segni dell’abbronzatura sono abbastanza anti-estici sotto le luci. Per di più, in riviera si lavora d’estate, non avrei nemmeno tempo.

Che cos’è la sensualità per te?

Essere in grado di mostrare se stessi al meglio. Una volta che stai bene con te stesso, riesci a trasmettere agli altri la sensazione migliore di te. La seduzione deriva dallo stare bene con se stessi.

Qual è la differenza tra uno spogliarello di Burlesque e uno normale?

Innanzitutto il pubblico. Nei night club gli uomini vanno per vedere la performer nuda, mentre la maggioranza degli spettatori del Burlesque sono donne. Il nostro pubblico vuole apprendere qualcosa dalla performer, come l’autostima.

Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Sicuramente il vecchio cinema. Adesso, per esempio, sto leggendo un libro che mi hanno regalato, Hollywood Babilonia, e guardando le miriadi di fotografie di attori e attrici dagli anni Dieci ai Cinquanta mi vengono in mente i prossimi show. Quindi, l’ispirazione è data dal passato.

Com’è stata la tua esperienza allo Slipper Room di New York?

L’esperienza è stata molto buona, mi ha permesso di vedere come si esibivano le burlesquer d’oltreoceano. In America si tende più al neo-burlesque, che mostra performance più moderne e aggressive. In quella serata per il burlesque classico c’eravamo solo io e una ragazza francese a fare da contrasto con il nostro stile europeo. Lo Slipper Room è l’unico posto a Manhattan dove si faccia Burlesque. E’ un teatrino suggestivo. Il pubblico è veterano e reagisce in determinati modi, come grida o battiti di mani quando ti spogli, partecipano attivamente allo spettacolo.

In provincia è cambiato l’atteggiamento verso la performer di Burlesque rispetto all’inizio?

Assolutamente sì. Ora addirittura ti riconoscono quando ti incontrano. Ti considerano una persona che fa qualcosa di particolare per professione. Questo ti permette di essere sempre più te stessa.

Come si svolge un tuo workshop?

E’ un’introduzione al burlesque. Si parla delle motivazioni che mi hanno spinto a farlo e di quelle delle partecipanti. Vengono poi spiegate movenze e camminata delle showgirl, l’uso del boa, delle pasties e dei nipple tassels.

Come funzionano le pasties?

Intanto in caso di workshop e prime lezioni, non ci si spoglia completamente e quindi non servono. Nel caso si continui per questo percorso, ci sono quelle industriali che hanno un gommino di silicone appiccicoso dentro e quelle invece di propria produzione che sono tenute col bi-adesivo. Queste ultime sono più sicure per l’esecuzione di una performance. Le pasties sono copricapezzoli semplici e i nipple tassels hanno le nappine che ruotano col movimento.

Prossimi progetti?

A dicembre andrò in Toscana, poi tornerò qui per degli eventi e per un Capodanno a Civitanova. Ho in programma parecchie interviste radiofoniche. Probabilmente tornerò a fare qualcosa in teatro per un nuovo progetto.

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