Unisex Power: è il momento della moda senza confini di genere?

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Per quanto strano vi possa sembrare, la moda maschile così come la conosciamo oggi si è codificata duecento anni fa. Con l’avvento della società borghese nella seconda rivoluzione industriale è stato richiesto all’uomo di vestire un abbigliamento pratico e “decoroso”, privo dei fronzoli dei secoli precedenti. La moda inglese in particolare ha   esercitato un’influenza decisiva sulla definizione del completo da uomo. Dal 1900 in avanti gli abiti maschili sono rimasti sempre gli stessi, se si escludono le influenze delle subculture giovanili (mods, punk, hip-hop, glam rock ecc.).
La moda femminile, al contrario, non ha mai avuto problemi a sperimentare lungo il suo percorso.
Negli ultimi tempi però, grazie anche ad una serie di influenze sociali e culturali, tra cui la legittimazione del mondo gay, la richiesta delle pari opportunità, il problema dell’ecosostenibilità, sembra che si stiano abbattendo i confini di genere. Si sente l’esigenza di un abbigliamento unisex.
Il vero unisex è composto da pezzi intelligenti, componibili e adattabili. E’ necessario un attento studio dell’anatomia umana di entrambi i sessi per modellarlo. E’ una sorta di scienza dell’abbigliamento.
Se un grande magazzino del lusso come Selfridges (Londra) si imbarca nell’apertura di un pop-up store (negozio temporaneo) chiamato Agender (Senza Genere), forse la campanella del cambiamento sta suonando. Questo ospiterà le creazioni di Rad Hourani, veterano dell’haute couture unisex, del marchio Nicopanda di Nicola Formichetti, di Gareth Pugh e di Ann Demeulemeester.
Altri nomi importanti del fashion che hanno costruito il loro impero su questa filosofia sono Rick Owens, Thom Browne, J.W. Anderson.
Tuttavia una rivoluzione su vasta scala parte sempre dal basso. I brand di massa e di nicchia da tenere d’occhio sono diversi.

Kowtow, neozelandese, usa cotone cotone organico equosolidale e ha costi abbordabili.
American Apparel, americano, è il regno del basic sexy e unisex. Scade nel rapporto qualità-prezzo.
Maison Marchand Moustafa, francese, si fonda sulla scomponibilità e componibilità dei propri indumenti naif e minimal. Giovane e sperimentale.
Minoar, bulgaro, si ispira agli elementi della natura nel dare forma ai suoi modelli con un design indefinito dall’impronta nomade.
Ameliè Collection, italiano, è asimmetrico e underground, ispirato all’universo notturno della musica.

La risposta dei normali consumatori ad un totale mutamento di corrente è sempre la stessa. Si prende quel poco che interessa e lo show si lascia nelle mani dei ricchi che si possono permettere questo tipo di stravaganze.
L’unisex funziona soprattutto per le donne. Gli uomini con la gonna sono ancora troppo rari per parlare di rivoluzione di costume o di una Fashion Revolution come nell’ultima sfilata di Vivienne Westwood. Perché ce ne sia una, dovrebbe cambiare l’educazione dei bambini a scuola. E questo va oltre i poteri della moda.

 


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