L’esperienza dell’apparenza

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Fino all’inizio degli anni Dieci del Duemila l’apparenza era un qualcosa che relegavamo a feste, occasioni speciali e situazioni lavorative formali. Con l’avvento dei social network, in primis Facebook, non è stato più possibile ignorare il nostro aspetto esteriore. Il protagonismo ha prevalso sulla concretezza delle azioni. Dal 2007 in poi non siamo stati più gli stessi. Anche se ci sono molte persone che non si sono mai registrate o si sono tolte per l’invadenza del sito, è un’importante piattaforma per lo scambio di idee, notizie sugli eventi e, soprattutto, per la promozione personale. Dalla ragazzina che si scatta un selfie in bagno alla multinazionale che fa uscire un nuovo prodotto. L’apparenza non è più un qualcosa da scansare per badare alla sostanza, ma diventa esperienza. Spesso gonfiata e insincera, come evidenzia questo video di Shaun Higton, tuttavia volta a centrare l’obiettivo: l’immagine come costruzione del sé. Tanto che avere un profilo senza un’immagine è diventato sospetto e impopolare pure su Twitter e Linkedin. Le aziende cercano i propri candidati sui social ed è capitato che alcuni licenziamenti avvenissero a causa della condivisione di stati o tweet inappropriati.

Obama è di recente ricorso a Buzzfeed, un sito di notizie diventato famoso per le sue liste, per promuovere tra i giovani adulti la sua riforma sull’assistenza sanitaria (Obamacare) facendo boccacce, selfie e provando i suoi discorsi davanti ad uno specchio della Casa Bianca come una persona normale. Emblematico siano stati usati due oggetti fondamentali dell’apparenza, lo specchio e la macchina fotografica.

Ormai i concorsi e le competizioni di marche di moda e non sono incentrati sugli abbinamenti giusti, sul look o il trucco azzeccato, per fare diventare il cliente vincente protagonista e modello di se stesso.

Questa straordinaria attenzione all’esteriorità ha portato ad effetti collaterali, in cui non si crede più a ciò che si vede. Il fotoritocco è stato perfezionato dal programma della Adobe, Photoshop, utilizzato su larga scala sia sul web che sul cartaceo. Non si predilige la foto realistica, ma quella finta. La fotografia deve creare l’esperienza dell’atmosfera, deve evocare un concetto: la bellezza eterea di una star, il tono di una serie televisiva, la vividezza dei colori di un piatto. Nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio deve essere studiato.

Adesso pare si sia giunti ad un limite massimo. L’apparenza è un buon biglietto da visita all’inizio, però non se ne può essere schiavi. I primi a capirlo sono stati quelli di Dove che hanno rivelato nella loro celebre campagna Evolution i trucchi di Photoshop per rendere un volto attraente. L’anno scorso Beyoncé ha esortato H&M a pubblicare le sue foto non modificate in costume da bagno e Kim Kardashian è stata severamente criticata per i suoi ritocchi su Paper Magazine. Da qualche anno compaiono persone anziane in ritratti a crudo nelle campagne di moda, come Joan Didion per Céline, Dolce & Gabbana Primavera/Estate 2015, Joni Mitchell per Yves Saint Laurent, Helen Mirren per L’Oreal. Forse si affaccia un’inevitabile invertimento di rotta all’orizzonte.

Non vi racconterò frottole, la vostra apparenza ancora conta. Il fatto che siano in giro foto di dive e divi al naturale ci consola ma non ci rende liberi. Non è necessario farsi manipolare e trasportare dal culto dell’immagine come un pesce dalla corrente. Conoscete e sfruttate i vostri punti di forza, promuovetevi mostrando soltanto uno spicchio della vostra vita personale. E non caricate su Facebook quella foto con la bottiglia.


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