Antonella Baiocchi: “Per debellare la violenza è necessario capire che il problema è l’analfabetismo psicologico”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è tenuta al Circolo Nautico di San Benedetto del Tronto la prima Nazionale di un libro che rivede i confini tra il bene e il male, e riconcilia l’uomo con la donna: il saggio di psicologia ‘La violenza non ha sesso (alle radici della relazione malata)’, edito da Alpes Italia e scritto dalla sambenedettese Antonella Baiocchi, affermata psicoterapeuta e specialista in criminologia e Assessore comunale per le Pari Opportunità.

All’evento moderato dal Consigliere comunale avvocato Gianni Balloni, ed organizzato dall’associazione ‘I Luoghi della Scrittura’, sono intervenuti anche due prestigiosi professori universitari: Gilberto Mosconi dell’Università di Camerino (UNICAM) e Ninfa Contigiani dell’Università di Macerata (UNIMC), che hanno acceso con l’Autrice una brillante discussione molto gradita al gremito pubblico. Il saggio che vuol essere un contributo alla crimino-genesi della violenza nella relazione affettiva, propone una interpretazione innovativa che sconvolge l’ordinaria interpretazione della Violenza, universalmente intesa come Unidirezionale (dell’Uomo verso la Donna) in favore di una dinamica Bidirezionale.

“Affermare che la Violenza non è unilaterale ‘Uomo verso Donna’ – afferma  l’autrice – non è un atto ostile verso la donna. È innegabile che le donne siano socialmente svantaggiate e più esposte alla vittimizzazione anche criminale, ma per debellare la violenza, è necessario capire che il problema non è il maschio ma l’analfabetismo psicologico, piaga da sempre presente e non ancora debellata, di cui sono vittima sia gli uomini che le donne! Ho potuto constatare, nella mia pratica clinica, che la gran parte delle violenze e prevaricazioni relazionali ha un’unica matrice sottostante, l’analfabestismo psicologico, che induce alla gestione dicotomica delle divergenze, i cui effetti deleteri possono essere senz’altro esacerbati da fattori ambientali, sociali, legislativi ed urbanistici. Chi agisce violenza è generalmente un interlocutore che è venuto a trovarsi, anche momentaneamente, in posizione di forza fisica, economica, di ruolo, psicologica, e può essere chiunque, indipendentemente dal sesso, dall’età, dalla cultura, dalla razza, dal grado di parentela. A cambiare sono elementi marginali: è l’oggetto della violenza, che di volta in volta può essere maschio, femmina, animale, bimbo, figlio, genitore, eccetera, e la modalità con cui la violenza viene attuata, ossia le varie forme di violenza fisica e psicologica. Ci si dovrebbe concentrare, quindi, sul dualismo forte/carnefice – debole/vittima, mai perdendo di vista che entrambi sono persone con fragilità interiori che dovrebbero essere adeguatamente fronteggiate, che le inducono a prevaricare e a subire. Sono assolutamente convinta che la violenza non ha sesso, né età, né cultura, né razza per cui bisognerebbe adottare anche un neologismo unico rappresentativo di ogni tipologia di vittima: il termine debolicidio, inteso come prevaricazione/uccisione di chi si trova in situazione di debolezza. Un saggio di spaccatura, che non potrà essere ignorato, che punta l’attenzione anche su un aspetto oggi ignorato dalla nostra società: l’uomo che subisce violenza relazionale è attualmente tra gli esseri viventi meno tutelati in quanto, a causa dei retaggi culturali ha enorme difficoltà ad emergere dal silenzio e lo Stato non ha investito un euro per tutelarlo”.


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