Quando Tvp trasmetteva via cavo solo per gli abbonati. E ai telespettatori la guida tv arrivava per posta

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Prima di Telepiù, Stream e Sky. La tv satellitare sarebbe nata tempo dopo, ma a San Benedetto alla metà degli anni settanta esisteva già una televisione riservata ai soli abbonati. Si trattava di TeleCavoColor che in seguito avrebbe mutato il nome in TeleColor Tvp.

Per sintonizzarsi non serviva l’antenna come per la Rai, ma fili speciali da collegare all’apparecchio che venivano montati a domicilio. E gli stessi abbonati, a partire dal marzo 1975, poterono usufruire di un giornalino che informava gli spettatori della programmazione del mese.

“Il rinnovo dell’abbonamento avveniva tramite bollettino – racconta Roberto Valeri, nipote di Giuseppe, pioniere della tv in riviera – la realtà era nata l’anno prima, si era ancora in fase sperimentale. Le leggi nazionali non permettevano troppi movimenti”. Fino al 1976, quando arrivò il via libera ai canali privati per la trasmissione via etere purché non si oltrepassassero i confini locali.

“Il periodico veniva distribuito gratuitamente, veniva piegato e lasciato nella cassetta della posta”, prosegue Valeri. “Il nome TeleCavoColor stava a significare il tipo di diffusione del segnale. Nel 1975 il colore in Italia non c’era, tuttavia mio zio ebbe la capacità di guardare al futuro”.

In prima pagina, il direttore responsabile Gianni Flaiani si presentava al pubblico: “Non è il solito saluto, sorridente ed accattivante dell’annunciatrice, ma quello dell’intero staff della TeleCavoColor di San Benedetto a tutta la cittadinanza ed in particolare ai tele utenti per annunciare la nascita di questo supplemento mensile”.

TeleCavo trasmetteva principalmente la sera, ad eccezione del sabato quando si cominciava già nel pomeriggio. Alle 20.40 appuntamento fisso con il videogiornale, alle 21 invece c’era la Passerella Pubblicitaria, una sorta di Carosello in versione sambenedettese. Il martedì e il venerdì venivano proposti i film, mentre la domenica sera era il turno del calcio, con la proposizione della cronaca registrata di una partita.

Flaiani lamentava la difficoltà nel mettere in piedi un telegiornale dedicato al territorio a causa della “povertà della cronaca offerta” da un centro di relativa grandezza. “Fatti e fattacci per fortuna di tutti sono davvero pochi e non sempre di rilevante importanza. Questo ci obbliga alla ricerca e alla realizzazione di spettacoli, servizi speciali, inchieste, tavole rotonde, incontri, individuazioni di problematiche civiche al fine di mettere in luce, con le eventuali carenze, qualche volta le responsabilità e le possibili soluzioni”.

Una tv ancora in fase embrionale (4 mila gli allacci dopo un anno di vita) ma allo stesso tempo osservata e apprezzata dagli addetti ai lavori: “Le trasmissioni via cavo, sviluppatissime all’estero, sono in Italia ai primi passi e risentono di tutti gli inconvenienti impliciti, con in più una carenza legislativa che ci impone delle remore”, spiegava Flaiani. “Non passa giorno senza che tecnici e imprenditori del settore sollecitino visite ed incontri presso il nostro impianto”.

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