martedì 5 Luglio 2022 – Aggiornato alle 05:07

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Sanità

Pre-triage smantellato, Esposito smorza le polemiche: “Era una soluzione temporanea istituita solo in questa Area Vasta”

Il direttore Av5: "Serviva ad assistere le persone in attesa dell'esito del tampone molecolare che, all'epoca, era obbligatorio"
SAN BENEDETTO DEL TRONTO

«L’attività di pre triage è stata una scelta organizzativa presente solo nell’Area Vasta 5 ed era semplicemente legata all’esigenza di poter assistere, temporaneamente, i pazienti che arrivavano al pronto soccorso e che venivano sottoposti al tampone molecolare». Il direttore di Area Vasta Massimo Esposito interviene sulle polemiche dei sindacati relativamente alla dismissione del pre triage. «Nei mesi di emergenza Covid – ha detto Esposito – era obbligatorio fare il tampone molecolare che richiedeva dei tempi tecnici abbastanza lunghi. Questo significa che era necessario tenere sotto controllo e sotto osservazione infermieristica i pazienti che erano in attesa di sapere se le loro condizioni erano tali da poter essere portate sul percorso pulito in quanto negativi oppure se, invece, dovevano seguire le procedure per i pazienti positivi al Covid».

Insomma il pre triage era una forma di precauzione legata all’accertamento dello stato di positività o negatività al Covid. «In questo modo – ha detto il direttore dell’Area Vasta Picena – e, lo ribadisco, è stata una scelta organizzativa che è stata adottata soltanto in questa area vasta, Siccome il livello epidemiologico si è in qualche modo modificato da quando è stata avviata questa iniziativa, abbiamo fatto una valutazione anche in considerazione dell’esigenza di utilizzare al meglio le risorse disponibili, in particolare delle figure infermieristiche, anche in vista della stagione estiva e dei periodi di ferie che dovranno essere garantiti ai dipendenti e, in particolar modo, in quelli che da anni stanno al fronte per quanto riguarda il personale del pronto soccorso, si è ritenuto di non mantenere più questo servizio che era un servizio aggiuntivo».

In buona sostanza si è trattato della disattivazione di un servizio temporaneo allestito in emergenza per far fronte alle problematiche legate alla pandemia e finalizzato a garantire la sicurezza, all’interno dell’ospedale, in termini di contagi. Esposito smorza dunque le polemiche e riprende inoltre le parole usate dalla direttrice regionale dell’Asur, la dottoressa Nadia Storti, durante il consiglio comunale aperto, di San Benedetto, che si è tenuto la scorsa settimana. «Non si chiude assolutamente nulla – ha continuato Esposito – la filosofia non è quella di chiudere. Noi dobbiamo mantenere l’esistente per garantire il miglior livello di qualità del servizio con le risorse disponibili perché a tutti farebbe piacere poter aggiungere trenta o quaranta infermieri. Purtroppo non è così perché il contenitore economico a cui attingiamo è abbastanza contenuto e quindi dobbiamo fare tesoro della capacità organizzativa per consentire il miglior utilizzo delle stesse».

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