Marinai sopravvissuti ai naufragi e armatori in cerca di benedizione. Ecco perché il martedì di Pasqua si va a San Francesco

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GROTTAMMARE – Storicamente, quella di oggi, è la giornata in cui centinaia di persone raggiungono la chiesetta di San Francesco di Paola, che si trova nella zona Sud di Grottammare. Per la prima volta dopo decenni, a causa dell’emergenza coronavirus, quella tradizione non potrà essere rispettata. E allora, seppure attraverso queste righe, scopriamo quale sia la storia di questa tradizione attraverso i documenti presenti al Museo del Mare raccolti dal responsabile dell’archivio storico comunale Giuseppe Merlini.

Seppur edificata nel territorio di Grottammare, la chiesa di San Francesco richiama, da sempre, una gran quantità di fedeli sambenedettesi, soprattutto quelli di estrazione marinara che, sull’esempio dei loro padri e dei più vecchi, hanno avuto in eredità la devozione per il santo Francesco originario di Paola (Cosenza). Il Santuario di Grottammare è stato eretto tra il 1742 e il 1743 sui terreni della famiglia Bonomi di Ripatransone per passare poi di proprietà di mons. Antonio Sabatucci (1835 Ascoli Piceno – 1920 San Benedetto del Tronto), già nella Segreteria di Stato e diplomatico con diversi incarichi in Sud America.

“Alla sua morte – spiega Merlini – la chiesa con la casa adiacente e i terreni sono stati ereditati da sua nipote, Maria Sabatucci, moglie di Giuseppe Cornacchia. Ed è stata proprio la vedova del barone Cornacchia che, dopo la morte del marito nel 1937, ha donato il tempietto con l’attigua casa e i terreni ai P.P. Passionisti che lì in maniera stabile sono rimasti fino al 1983. Da sempre, durante l’anno, la chiesetta era meta di pellegrinaggi di devoti: dai marinai che andavano a ringraziare il Santo per una grazia ricevuta, ai proprietari delle nuove barche che vi portavano la ghirlanda, che aveva ornato la prua dell’imbarcazione durante la benedizione, il battesimo e il varo”.

Sulle pareti si potevano infatti osservare i quadri appesi dai marinai scampati dai naufragi, i cuori d’argento e d’oro portati in voto e tra un cuore e un quadro, nomi a non finire mai. “Tutti i marinai – continua l’archivista – volevano affiggere su quelle pareti anche la propria fotografia. Ad eccezione di un unico quadro, purtroppo sono andati perduti tutti gli exvoto che i nostri marinai portavano per grazia ricevuta da scampati naufragi, così come sono andate perdute le centinaia e centinaia di foto”. Di queste, solo una settantina sono state rintracciate grazie a Domenico Ballatore che le ha fotografate di nuovo. Queste fotografie sono disponibili sul sito www.museodelmaresbt.it cliccando qui.

Diverse di esse sono state inserite in una cornice che è appesa assieme al quadro nella sagrestia/confessionale e vengono esposte annualmente in occasione della festa ai lati dell’altare. La chiesetta di S. Francesco di Paola, nel giorno di martedì dopo Pasqua, è ancora oggi, anche se in maniera minore rispetto al passato, meta di marinai sambenedettesi e delle loro famiglie perché il Santo a cui è intitolata è il patrono dei naviganti e dei pescatori. La devozione è talmente sentita dal popolo marinaro sambenedettese che, in occasione della Festa della Madonna della Marina, la processione in mare ha come punto d’arrivo proprio lo specchio di mare antistante la chiesa.

“A San Francesco – ricorda Merlini – si andava la mattina presto per la Santa Messa e nel primo pomeriggio per la consueta scampagnata annuale. La campagna attorno alla chiesa si popolava d’un tratto: comitive si stendevano sull’erba con il fiasco di vino, bomboletti di mare, uova sode ed altre pietanze doverosamente portate da casa. La locale Azienda Autonoma Stazione di Soggiorno negli anni cinquanta concorreva fattivamente alla Festa del Pescatore con contributo proprio. La devozione sambenedettese per il santo originario di Paola (Cosenza) è molto antica: in pieno ottocento i nostri marinai, sulle prue delle barche, ad invocare protezione, accanto a S. Andrea pescatore, iniziarono a dipingere S. Francesco di Paola e lo supplicavano durante le tempeste. Si affidavano al Santo anche quando, dopo un naufragio, a nuoto tra i flutti, tentavano di raggiungere la riva mentre le loro mogli, sia nei casi di salvataggio sia nei casi più drammatici, erano già andate con il pensiero alla chiesetta di Grottammare”.


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