sabato 23 Ottobre 2021 – Aggiornato alle 05:59

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L’Iniziativa

Da San Benedetto all’entroterra, obiettivo fusione di dieci comuni. Un incontro per spiegare il progetto

L'Associazione Città Grande del Piceno: "Ecco perché è necessario unire il territorio"
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO
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L’associazione Città Grande del Piceno ha organizzato un importante incontro che si terrà in una delle zone nevralgiche della città, per parlare di territorio e del suo futuro. Alle 10 e 30 del 4 settembre, presso il molo Tiziano del Circolo Nautico, si terrà un incontro nel corso del quale verranno affrontati i vantaggi di una fusione tra i comuni che l’associazione Città Grande persegue con impegno.

Il presupposto è che il territorio costiero-collinare del Piceno ha una occasione straordinaria per avere una maggiore rappresentatività  e compensare agli indugi di programmazione socio-economica necessari ad  una crescita sostenibile. “Indispensabile – fanno sapere dall’associazione – per anticipare, individuare e governare tutte le realtà che formano il tessuto sociale di un territorio e il suo ambiente naturale, garantendo uno sviluppo armonioso, mettendo al centro la qualità delle relazioni, il benessere e la sicurezza e soprattutto la creazione di uno scenario di benessere, bellezza, attrazione e di incanto per le future generazioni”.

In un quadro generale di transizione tecnologica, digitale, ecologica e culturale e giganteschi cambiamenti socio-economicI  dovuti alla pandemia, si rende vitale mettere in atto un progetto di fusione fra comuni e una pianificazione integrata del territorio, con interventi strutturali in aree tematiche quali: Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura, Attività Produttive e Sviluppo Economico, Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile, Istruzione e Ricerca, Inclusione e Coesione Sociale, Salute. Un nuovo strumento di governance per esprimere il terzo snodo metropolitano mancante lungo la costa da Ancona a Pescara.

“Strategicamente – continuano dall’associazione – vuol dire coniugare le nostre radici mare e terra. Un Comune unico dove confini economici, politici e culturali comuni saranno ben rappresentati. Dove l’etica dell’utile (si riprendono le buone tradizioni) si coniughi al bello e al giusto formando insieme quella “antropologia culturale”, scopo dei suoi abitanti.  Il bello come cultura, come conoscenza come stile di vita. La cultura che alza la visione del mondo, la percezione delle cose, come armonia, proporzione, simmetria tra le parti. Il bello come paesaggio e come quartieri verdi, come cura della salute; generativo di cose buone; Il giusto come perequazione, accesso e fruibilità della città; sussidiarietà articolata delle decisioni e dell’uso delle risorse, il Comune diffuso, la modernizzazione della città. Per farlo occorre che i cittadini conquistino  una nuova cultura della partecipazione e della appartenenza, fattori indispensabili per uscire fuori da una società arretrata ed entrare nella società della conoscenza”.

Da qui il concetto della fusione dei comuni. “I comuni a cui proponiamo di aderire a questo progetto di fusione e omogenei per cultura, territorio e bisogni sono San Benedetto, Acquaviva Picena, Grottammare, Monteprandone, Monsampolo, Cupra Marittima, Massignano, Cossignano, Ripatransone e Montefiore. Cosi da far nascere un nuovo ente locale territoriale autonomo di quasi 100mila abitanti , che lo collocherebbe al secondo posto per numero di residenti, nella Regione Marche. Con la fusione dei dieci comuni si avranno risorse dallo Stato  e risparmi di gestione di oltre 4 milioni all’ anno per dieci anni, significando possibilità di notevoli investimenti tra  mezzi propri e accensione di mutui, che se connessi ai finanziamenti comunitari e nazionali avranno un effetto moltiplicatore per oltre 1,2 miliardi di euro,  che investiti nel territorio darebbero una svolta socio-economica di grande sostanza. Comuni con realtà territoriali per molti aspetti simili che costituiscono un legame molto forte tra mare e collina in un contesto di continua contaminazione economica, culturale e antropologica. Comuni che mantengono e curano la memoria collettiva degli abitanti e il loro senso di appartenenza a un territorio, a una storia, a una cultura. Il processo di Fusione dei Comuni, disciplinato dall’articolo 15 del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL),  prevede che 2 o più comuni territorialmente confinanti si uniscano tra di loro creando un nuovo Comune che succede nella titolarità di tutti i beni e di tutti i rapporti giuridici dei Comuni partecipanti la fusione”.

Insomma si tratta di un nuovo Ente Comunale senza perdere la propria identità. In parole semplici si crea un nuovo ente comunale con nuova denominazione, nuovo statuto e nuove elezioni amministrative con la decadenza di tutti gli altri comuni. I comuni che si fondono non perdono la loro identità culturale e storica, ma al contrario uniscono le loro risorse e potenzialità alla costituzione di una casa comune. Conviene ai cittadini, con un comune più efficiente e servizi di qualità, conviene agli attori economici, che hanno maggiori opportunità, e conviene alla componente politica, che a fronte di una consistente riduzione degli spazi e degli incarichi, può recuperare però una legittimazione e ruolo di accresciuta valenza e selezione per una nuova ed elevata arte di governo. “Attraverso le fusioni – spiegano – è possibile ottenere migliori assetti organizzativi e formativi, uffici unici ed ottimizzare l’impiego dei dipendenti laddove oggi i comuni scontano piante organiche sotto dimensionate, con conseguente difficoltà a dare risposta alle sempre crescenti aspettative e problematiche dei cittadini.  Con un Comune più grande si può avere una massa critica in un contesto in forte evoluzione verso le macro aree e le aree vaste. Vi è poi l’aspetto identitario, che giustamente preme ai cittadini delle singole comunità. I detrattori di questo particolare pensiero istituzionale ed in genere, chiunque si opponga alle Fusioni fa suo il tema dell’identità, paventando una perdita della stessa da parte di una comunità a seguito delle fusioni. La Legge presta molta attenzione al tema della rappresentanza delle singole comunità e lo fa attraverso l’introduzione dell’istituto delle municipalità: esse sono pensate proprio per mantenere le identità dei Comuni d’origine e dare dei riferimenti alla collettività e i municipi possono eleggere un proprio presidente ed un proprio consiglio di municipio. Sono dotati di un proprio regolamento. Devono essere necessariamente interpellati in sede di predisposizione del bilancio comunale ed in tutte le decisioni che le riguardano (investimenti, servizi, spese)”. Una Pubblica Amministrazione preparata, qualificata e compatta sarà così un buon supporto per affrontare la complessità del periodo storico che abbiamo davanti. Sono necessari investimenti importanti, che guardano al futuro e che avranno bisogno di tanto territorio –  salvaguardando la sostenibilità ambientale degli ecosistemi esistenti – ma anche unità di intenti nello stabilire gli strumenti e le risorse che daranno forma al progetto di fusione delle municipalità, così da diventare città metropolitana e nuovo capoluogo di provincia con tutte le prerogative annesse e connesse. Soprattutto è necessario creare le condizioni per un nuovo modo di intendere la politica e affrontare il futuro con passione civile e onestà favorendo un ricambio generazionale di grande sostanza e qualità.

All’incontro del 4 settembre sono stati invitati i candidati sindaci di San Benedetto oltre ai primi cittadini dei comuni interessati. I relatori saranno il presidente dell’Associazione Nuova Pescara Marco Camplone, il sindaco del comune di Valsamoggia (Bo) Daniele Ruscigno, Roberto Pacella, del dipartimento per gli affari territoriali del Ministero dell’Interno, il presidente della Coordinamento Nazionale Fusione Comuni Antonello Barbieri e il segretario dello stesso coordinamento Carlo Clementoni.

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