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Costanzo a San Benedetto, i ricordi di chi ci lavorò a Tvp: “Otto mesi con lui, arrivava con la Giulietta. Intervistammo il cuoco di Hitler”

Racconti e aneddoti di Marcello Iezzi: "Eravamo all’avanguardia, come indici di ascolto nelle Marche venivamo solo dopo Rai 1 e Rai 2"

Pubblicato da 

Massimo Falcioni
 lunedì 17 Maggio 2021

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Nel 1981 ripartii da San Benedetto”. Se non fosse stato lo stesso Maurizio Costanzo a riavvolgere il nastro della memoria, la storia forse sarebbe rimasta nota a pochi. A chi oggi porta i capelli bianchi, o a chi magari negli anni ha avuto modo di leggere ‘Il mucchio selvaggio’, libro che Sandro Piccinini e Giancarlo Dotto dedicarono al meraviglioso mondo delle tv locali.

Al Corriere della Sera il conduttore ha ricordato i difficili momenti successivi al caso P2, quando per quello che Costanzo definì “un grosso errore” la carriera si arenò e le porte gli si chiusero in faccia. A riaprirgliene una fu Giuseppe Valeri, patron di Tvp che decise di ingaggiarlo.

Una collaborazione inedita, storica, di cui non esistono reperti video, ma solo ricordi. E a custodirne molti è Marcello Iezzi, che per otto mesi affiancò Costanzo per tutto il tempo. Oggi giornalista al Resto del Carlino, Iezzi fu una vera e propria colonna di Tvp, presente dal primissimo giorno di vita fino all’ultimo.

“Fui il segretario personale di Costanzo – racconta – il programma si intitolava Domani Domenica. Era un talk show, uno dei primissimi programmi-contenitore proposto sulle tv libere. Andavamo in onda in diretta il sabato sera”.

Gli studi erano situati in via Ferri. “Costanzo arrivava il sabato pomeriggio con l’autista, a bordo di una Alfa Romeo Giulietta color sabbia. L’autista rimaneva per tutto il tempo in macchina, forse perché temeva qualche dispetto, visto il periodo che stava vivendo”.

Iezzi si occupava di tutto. Organizzava la scaletta, raccoglieva le lettere e contattava gli ospiti. “Valutavo tutte le richieste che ci arrivavano. Quelle che mi sembravano più curiose le segnalavo a Costanzo e lui decideva. A quel punto li ricontattavo, li intervistavo e preparavo la cartellina. La scenografia ricostruiva un giardino, Maurizio rifiutò la sedia con la ribaltina e volle una panca. Il programma era diviso in sezioni. Una era denominata ‘Il personaggio’. Tra le varie persone che si facevano avanti, sceglievamo quelle che ci sembravano più rappresentative o interessanti. Una volta portammo in studio un signore di Villa Santa Maria che confidò di essere stato il cuoco di Hitler al Nido dell’Aquila. C’era poi ‘Il sogno del sabato notte’ dove la gente ci svelava i desideri più assurdi per l’epoca. Una ragazzina di 18 anni sognava di diventare poliziotta. Era un periodo in cui di donne in Polizia non se ne vedevano”.

Un’altra rubrica era ‘Cuori solitari’: “Le persone ci contattavano perché non riuscivano a trovare l’anima gemella. Tanti ospiti – sorride Iezzi – arrivavano direttamente dal Club dei Brutti di Piobbico”.

Costanzo si mostrò fin da subito molto soddisfatto dei risultati. D’altronde, Tvp era dotata di apparecchiature tecniche modernissime e godeva di un seguito impressionante: “Eravamo all’avanguardia, le frequenze si estendevano da Bologna al Gargano e come indici di ascolto nelle Marche venivamo solo dopo Rai 1 e Rai 2. Eravamo stabilmente davanti a Rai 3”.

Iezzi è un fiume di aneddoti, curiosi e divertenti: “Costanzo si sedeva sulla panca e come inquadratura pretendeva un primo piano stretto. La faceva registrare, poi si recava in regia per visionarla. Quando la riteneva corretta si poteva partire. Lo studio era circondato da un tendaggio blu. Un giorno cominciò a urlare perché da dietro si intravedeva una gobba prominente. Si trattava di uno scaffale su cui era accantonato il materiale di una ditta che partecipava al Gran Bazar: c’erano scatole di pelati, fagioli, prosciutti. Lo fece sparire”.

Il giorno in cui l’esperienza a Tvp si esaurì, Costanzo decise di omaggiare Iezzi con un assegno di ringraziamento: “Me lo consegnò assieme ad una sua foto. Da quel giorno non lo vidi più. Chissà se si ricorda di me”.

© LA NUOVA RIVIERA|RIPRODUZIONE RISERVATA

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