Convegno sulla violenza, Stasi si difende: “Ferito e indignato. Sarebbe stato un confronto civile e pacato”

Print Friendly, PDF & Email

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Sono preoccupato, ferito e indignato”. Davide Stasi non nasconde l’amarezza dopo la decisione del Comune di cancellare la sua presenza al convegno di sabato 19 ottobre dedicato alla violenza. Il blogger avrebbe dovuto approfondire il tema della violenza sugli uomini, ma le polemiche esplose nelle ultime ore hanno convito l’amministrazione ad effettuare un passo indietro.

“C’è l’articolo 21 della Costituzione che garantisce la libertà d’espressione – afferma Stasi – ma ci sono persone timorose per quello che potrei dire che riescono ad infiltrarsi per impedirmi di portare nei dibattiti le mie riflessioni”.

Stasi percepisce l’accanimento, anche perché nell’ultimo mese e mezzo su otto inviti ben cinque sono stati cancellati in corsa.

“Con gli organizzatori ci eravamo sentiti a luglio. Il manifesto era rimasto top secret fino a ieri, nel giro di poche ore è partita la solita catena. Sono una persona molto sferzante sul blog, devo esserlo per farmi sentire. Poi quando ricevo la possibilità di confrontarmi sono ragionevole. Avrei dato un mio contributo sulla base della mia esperienza, dei dati che ho raccolto, in modo civile, pacato, come sono solito fare”.

Stasi finì al centro del ciclone per via di un post che coinvolse indirettamente Lucia Annibali. Pure in questo caso il diretto interessato si difende dalle accuse. “Hanno fatto credere che io attaccassi la Annibali, postando sotto una sua foto. Invece commentavo un articolo dell’Huffington Post che presentava la foto della Annibali in riferimento a una sua polemica con Marco Travaglio. Io non odio le donne. Come comunicatore queste azioni di boicottaggio mi lasciano indifferente, mi spiace perché non posso incontrare e discutere con le persone. Sono molto più amabile dal vivo”.

Riguardo al patrocinio di Regione e Comune, Stasi osserva: “Le istituzioni che rilasciano i patrocini dovrebbero tutelare la pluralità delle idee, invitando le voci controcorrente, ovviamente dopo aver fatto verifiche e aver letto le pubblicazioni dell’ospite. Dovrebbero informarsi bene, credo tuttavia che non sapessero e non sappiano chi è il sottoscritto”.

Infine, sullo spettacolo ‘Appuntamento con lo stalker’ che tanto caos ha generato di recente a Genova, il giornalista precisa: “Non è un titolo inventato da me. Ad ogni modo, il tono era lo stesso dei celebri ‘Inviti a cena con delitto’. Era volutamente dissonante. Si intendeva dire che all’ora di cena si discuteva di stalking. La malizia sta nell’occhio di chi guarda. Nessuno si aspetta che negli ‘Inviti a cena con delitto’ ci siano delitti veri o che si parli bene degli assassini”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA
CONDIVIDI