Ripatransone, l’odissea di Gianluca Moscardelli. Sano e senza alcun problema fisico era anche guarito dal Covid. Ma le conseguenze e un batterio lo hanno ucciso

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RIPATRANSONE – “Mio fratello non aveva alcun problema fisico, alcuna patologia, era sano come un pesce. Il calvario è iniziato quando ha contratto il coronavirus”. Parla Stefania, la sorella di Gianluca Moscardelli, il ripano di 48 anni morto nei giorni scorsi a Milano (dove viveva da anni) al termine di un vero e proprio calvario iniziato il 24 marzo quando ha iniziato ad accusare sintomi legati al contagio da Covid. Stefania parla anche a nome della moglie dell’uomo, il cui funerale sarà celebrato nelle prossime ore nel capoluogo lombardo: “Era guarito dal covid – afferma – ma per due mesi è stato intubato in terapia intensiva e le conseguenze per lui sono state devastanti”.

Quando il tampone ha finalmente dato esito negativo infatti la situazione era ormai compromessa. Gianluca si è ritrovato catapultato in una situazione surreale. Un uomo senza alcuna patologia né problemi fisici di sorta, era stato devastato dalle conseguenze di quei due mesi. “Abbiamo tentato il tutto per tutto – spiega la sorella – a Milano è stato effettuato un doppio trapianto di polmone ma in quella fase è subentrato un batterio ospedaliero che ha fatto precipitare le cose colpendo più organi”. Purtroppo questa serie di conseguenze ha portato il fisico del ripano al collasso fino al decesso avvenuto nei giorni scorsi.
Un paradosso se si pensa che Moscardelli era anche guarito dal coronavirus (non era positivo da diverse settimane contrariamente a quanto riportato nelle ultime ore) ma deceduto per le conseguenze del contagio.


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