La moda sperimentale di Giovanna Quaratino: “Sono attratta da ciò che muta e non si controlla fino in fondo”

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Giovanna Quaratino è una giovane promessa marchigiana della moda. Ha sfilato questa estate a “Eccellenze in Passerella“, organizzato dalla Federmoda CNA di Ascoli Piceno a San Benedetto in Viale Moretti, con una collezione interessante intitolata “Start of a Rotation”.
Il suo stile funzionale e orientale ricorda Hussein Chalayan e Rei Kawakubo nel loro modificare l’abito in maniera rivoluzionaria, privo dei preconcetti occidentali sull’abito maschile e femminile.

Come si è avvicinata alla moda?
Gradualmente, è stata una scelta ponderata seppur da sempre consapevole. Dopo essermi diplomata al liceo scientifico di Potenza, mia città natale, a diciassette anni mi sono trasferita nelle Marche dove ho conseguito la laurea triennale in Disegno Industriale e Ambientale. Successivamente, dopo aver frequentato un corso coordinato dalla CNA di Ascoli Piceno sul Fashion Design, sono sbarcata a Venezia iscrivendomi alla specialistica dell’Università IUAV nel corso dedicato alla moda.

“Eccellenze in Passerella” era la sua prima sfilata da professionista?
In realtà no, l’anno scorso ho sfilato con altre creazioni sempre a San Benedetto del Tronto a “La Dolce Vita in passerella” sempre indetto dalla CNA di Ascoli Piceno, che ringrazio per avermi dato la possibilità di rapportarmi con diversi stilisti “vissuti” e di provare l’ebbrezza della passerella.

Descriva la sua ultima collezione.
Paul Graham, fotografo inglese, in “End of an age” ha costruito con una serie di scatti un unico grande sguardo basandosi sulla rotazione della testa dei soggetti nelle foto.
Con la mia collezione “Start of a rotation” in modo analogo sono partita fotografando un soggetto fermo dove i vestiti ruotavano su di esso.
Ho realizzato così dei nuovi modelli basandomi sullo sconvolgimento dei punti di vista.
La collezione è composta da capi in maglia e in tessuto nelle tonalità del grigio con texture geometriche che evidenziano spostamenti e alterazioni, tessuti tagliati in sbieco o cuciti sul rovescio, cuciture spostate e modelli asimmetrici che possono essere indossati in diversi modi cambiando ancora una volta prospettiva.

Dai suoi lavori su Behance, si comprende che le piace sperimentare con gli abiti.
La cosa più bella in questo campo è la sperimentazione perché ti permette di non annoiarti mai e di imparare giorno dopo giorno.
Proprio il timore di annoiarmi mi ha fatto comprendere come io sia attratta da ciò che può mutare e che non si può controllare fino in fondo.
Messinpiega, ad esempio, è stato il mio progetto di tesi nella laurea triennale in Industrial Design. Partendo dalla mia, allora, incapacità nel cucire, volevo trovare un modo di creare un progetto collegato al fashion design.
Così dopo varie sperimentazioni – anche sulle Barbie, non lo nego – ho pensato a quattro abiti di forma geometrica, privi o quasi di cuciture che si adattassero direttamente ad un corpo, senza genere e taglia, assumendo aspetti differenti a seconda di come fossero indossati.
Un chiaro collegamento al pensiero di Bernard Rudofsky, architetto e disegnatore statunitense, nel privilegiare la semplicità senza troppi artefatti e ad una visione orientale.
Di matrice giapponese è una tecnica da cui ho preso spunto per un’altra collezione, “A Sunday’s dream”. Questa è conosciuta come “shibori” ed è usata per la colorazione dei capi.
Anche qui l’effetto finale è irregolare, non del tutto controllabile e sorprendente.

Qual è l’aspetto della creazione di moda che l’affascina di più?
La possibilità di esprimersi. Ho sempre visto la moda più come un mezzo per manifestare, darsi un contenuto, costruire un sentimento di sé.
Attraverso la moda mi piace narrare una storia o dar vita ad un pensiero. La moda ti rende dipendente e libera allo stesso tempo .
Come scrive Georg Simmel, il fascino piccante della moda risiede nel contrasto tra la sua ampia diffusione e la sua rapida caducità, e nel diritto ad esserle infedeli.

Trova più avvincente progettare per uomo o per donna?
Essendo, anche se ancora per poco, una studentessa mi sono ritrovata a progettare per entrambi. Pur se oggi c’è la tendenza a far coincidere i due generi, mi piace scinderli e rilevare in ognuno dei profili diversi.
Disegnare per uomo è stimolante per la cura e l’attenzione al dettaglio. Progettare per donna è interessante nella costruzione della sua valorizzazione.

Stilisti preferiti?

In ogni campo ho in testa diversi nomi poiché ho la pretesa di sapere tutto di tutti prima di poter esprimere una preferenza. Vado a giorni e ad umore. Non mi stimolerebbe avere un unico punto di riferimento. Tendo a riguardare le cose in tempi diversi per conciliare un’idea. Anche sui miei progetti mi muovo così.

Su cosa sta preparando la tesi?

È ancora un piatto che aspetta di essere cucinato. Vorrei riprendere i miei elaborati e dargli un nuovo sapore, arricchendoli lì dove è necessario ma, soprattutto, pensare ad una giusta comunicazione cercando di rispondere alla domanda: “Qual è l’immagine che si ha di sé e cosa voglio mostrare?”

Quali sono i suoi prossimi progetti?
Avere troppe certezze mi fa sentire prigioniera. Vorrei poter fare qualcosa che mi spinga ogni giorno ad apprendere conoscenze nuove e che mi permetta di viaggiare. Sono predisposta a “sacrificare” ogni minuto libero del mio tempo per fare quello che mi piace. L’unico compromesso che non potrei mai accettare è percepire la mia passione come un lavoro.