Il Western marchigiano dei briganti di Ripalti conquisterà il grande schermo nel 2017

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La Banda Grossi è il titolo di un nuovo film indipendente marchigiano composto da una crew e da un cast del tutto giovane con tanta voglia di sfondare. Il progetto del regista Claudio Ripalti, prodotto da Cinestudio e sostenuto da Marche Film Commission, è particolare per due motivi fondamentali: la storia è marchigiana ed è stato in parte finanziato sul sito di crowdfunding Kickstarter.

Terenzio Grossi era un bracciante di Urbania, un paese a quindici chilometri di Urbino, che ben presto si macchia di crimini contro la proprietà, furti, contumacia e violazione del precetto politico. Nel 1860 costituisce una banda criminale, ribattezzata Banda Grossi, che porrà a ferro e fuoco le province di Pesaro e Urbino con omicidi, violenze di ogni genere e occupazione di interi paesi.

Su Kickstarter il film ha raggiunto 72.121 euro donati da 431 “backers” (finanziatori) italiani e stranieri (Stati Uniti e Gran Bretagna in testa). Le donazioni partivano da cinque euro fino a raggiungere i settemila. Erano offerti vari “reward” (ricompense) se si decideva di contribuire al finanziamento, come un sigaro di Terenzio, merchandising, possibilità di scaricare film in mp4, HD, far comparire il proprio nome nei titoli di coda della pellicola, partecipare al red carpet, ottenere il costume del fuorilegge, diventare executive producer e molto altro ancora. La campagna di raccolta fondi si è chiusa ad Agosto 2016.

Il cast principale è costituito da Camillo Ciorciario (Terenzio Grossi), Rosario DiGiovanna (Sante Frontini), Leonardo Ventura (Olinto Venturi), Manuel D’Amario (Biagio Olmeda), Edoardo Raggetta (Giuseppe Alunni), Cristian Marletta (Luigi Trebbi), Mateo Çili (Pietro Pandolfi). Ci sarà la partecipazione straordinaria di Neri Marcorè e Pietro De Silva.
La crew è formata dal regista e sceneggiatore Claudio Ripalti, dalla costumista Daniela Cancellieri, dalla direttrice di casting Elena Cancellieri, dall’editor Michele Olivieri, dal compositore Enrico Ripalti, dalla cantante Italia Cipriani per la musica aggiuntiva, dal capo macchinista Francesco Conti, dall’elettricista Fabio Marcheggiani, dallo storyboard artist Michele Petrucci, dal supervisore di produzione Marco Genga, dall’organizzatrice del backstage Debora Marini, dal drone operator Massimo Zandri, dal make-up artist Aurelio Cerioni.

Il film è ora in fase di pre-produzione. Si stanno cercando attori e attrici per ruoli mancanti primari e secondari e si sta effettuando lo scouting delle location nell’area tra Monte Catria e Gallo di Petriano nella zona di Pesaro-Urbino. Si prevede di distribuirlo sia in italiano che in inglese. Il film uscirà a fine 2017.
Potete vedere il trailer qui: https://cine-studio.it/labandagrossi/

Come mai l’idea di un film sulla banda Grossi?
Claudio Ripalti:
Il Risorgimento e le vicende brigantesche sono state sottovalutate in letteratura, nel cinema e nei fumetti. Le poche opere che narrano di quel periodo storico sono state spesso tacciate di revisionismo storico o comunque ritenute fortemente dominate da ideologie in contrapposizione con quanto comunemente considerato valido. Vero o no, non hanno avuto la fortuna di raggiungere il grande pubblico. Eppure esiste un altro aspetto, quello umano, diverso da quello storico-politico, di un momento storico denso di personaggi dai caratteri marcati ed inconfondibili: la situazione sociale, il tipo di linguaggio, l’ambientazione piena di paesini arroccati in luoghi sperduti…ed i briganti! Ho cominciato il lavoro sulla banda Grossi quasi tre anni fa e ancora oggi mi stupisco di come il cinema di genere non abbia mai preso in considerazione i briganti. Mi riferisco in particolare ai film per il grande pubblico, quelli che raccontano le vite di personaggi fuori dal comune.

La caratterizzazione dei personaggi dei briganti ricorda quella di un fumetto e l’atmosfera western. Quali sono state le ispirazioni artistiche e cinematografiche?
CR:
Nel cinema italiano non ci sono molti riferimenti alla figura del brigante e quelli esistenti sono di carattere totalmente diverso dalla Banda Grossi. Siamo abituati a pensare che le nostre storie locali siano di scarso interesse, provinciali, inferiori di carattere e spessore rispetto a quelle d’oltreoceano. Chi pensa questo si sbaglia di grosso. Il brigante italiano è irresistibile per uno sceneggiatore intraprendente, sul serio! È solo che fino ad ora tutti pensavano che i veri banditi esistessero solo nei deserti al confine col Messico, dove per chilometri e chilometri il “gringo” non incontrava nessuno che avesse il coraggio di sfidarlo. I nostri invece sparavano ad avancarica e occupavano interi paesi a volto scoperto con il consenso della gente più disgraziata, in contrapposizione al nuovo Stato. Non ci interessa affatto se fosse giusto o sbagliato, se fossero briganti o partigiani; mettiamo da parte i desideri di reinterpretazione storica e l’acceso dibattito su questo controverso periodo storico. Racconteremo un caso umano dove è il libero arbitrio a fare la differenza. Un western ad avancarica, in un certo senso… Sono certo che la Banda Grossi sarà la novità del filone criminale italiano da cui altri prenderanno ispirazione in futuro.

Perché avete usato Kickstarter per finanziare una parte della pellicola?
CR:
Kickstarter è una piattaforma davvero potente ed era una di quelle che potevano darci il giusto risalto in uno scenario più ampio di quello nazionale. Pensammo che per dare vita ad un’opera così trasgressiva fosse necessario anche il “consenso” del pubblico straniero e che non sarebbe bastato quello italiano. Effettivamente è stato così, più del 30% dei finanziamenti sono esteri. Ho sposato da subito la filosofia di Kickstarter del “o tutto o niente”. Altre piattaforme danno la possibilità di tenere quanto raccolto, anche se non si raggiunge l’obiettivo prefissato al termine della campagna. In molti ambiti questo può andar bene, ma nella produzione di un film con un budget così limitato come il nostro non puoi dire “ok, abbiamo raggiunto la metà di quello che ci serviva, ma va bene, il film lo giriamo lo stesso…”. Sarebbe come comunicare ai propri sostenitori che il prodotto finale sarà più scadente di quanto previsto. Ad oggi posso confermare che il nostro pubblico ha apprezzato molto questa formula di massima trasparenza e serietà.

Il film è in fase di pre-produzione? Cosa significa?
CR:
Stiamo preparando tutto quello che è necessario per affrontare la produzione vera e propria del film. In questa fase ci occupiamo di aspetti molto diversi, come la creazione dei costumi (li disegniamo e li realizziamo dall’inizio alla fine in forma del tutto originale), il casting per i ruoli mancanti, lo scouting delle location, le autorizzazioni, i noleggi, e così via. È un momento particolarmente impegnativo per molti di noi.

Che tipo di tecniche hai usato per raggiungere una qualità così elevata?
CR:
Il risultato che si ottiene dipende esclusivamente dalle persone. Sono loro che contano, non c’è denaro o tecnologia che possa sostituire la competenza. Contano gli attori, i ragazzi della crew, la gente che si incontra strada facendo, ovvero le persone e le loro competenze individuali. Nel 2016 si può ovviare alla maggior parte delle difficoltà tecniche con tecnologie a basso costo; oggi il gap tecnologico tra uno studio di Burbank e una piccola realtà di provincia è colmabile sotto diversi aspetti.

I costumi sembrano curati nei minimi dettagli. Chi è il vostro costumista?
CR:
Il lavoro di Daniela Cancellieri sui costumi è prestigioso. Lei mette insieme riferimenti storici e la rivisitazione necessaria che serve per infondere appeal al personaggio. È un lavoro straordinario che fa la differenza in tutto e per tutto. Riesce a creare delle figure affascinanti per lo spettatore, nonostante l’immaginario del “brigante” sia completamente assente tra i riferimenti mentali del pubblico. Dai suoi modelli vengono fuori caratterizzazioni originali ed incredibilmente cinematiche e le prove costume danno all’attore il senso del personaggio, trasformandolo completamente non appena mette fuori un piede dal camerino.

I luoghi scelti per le location sono gli stessi della storia?
CR:
No. La maggior parte dei luoghi dove sono realmente accaduti i fatti sono ad oggi in rovina o completamente diversi da come apparivano una volta. La scelta delle location è subordinata ad altri aspetti, molto spesso di carattere tecnico e logistico. Non è nell’interesse del film ripercorrere in maniera documentaristica né i luoghi né le vicende della banda.

Questo è il tuo primo film da grande produzione?
CR:
È il mio primo lungometraggio. In realtà la nostra è una produzione molto piccola se paragonata ad altre. Abbiamo eliminato molti fronzoli dal modello di produzione cinematografica per ovvie necessità. Alla fine ciò che conta è sempre il risultato. Lo spettatore vede solo quello che c’è di fronte alla macchina da presa, non gli interessa cosa c’è dietro.

Link alla campagna su Kickstarter: https://www.kickstarter.com/projects/1244590359/the-grossi-gang-feature-film-la-banda-grossi