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Storia della Festa del Patrono, dalle celebrazioni non autorizzate alla doppia ricorrenza. Fino al decreto del 2007

A partire dal 1707 si interruppe ogni tipo di manifestazione religiosa, in quanto non autorizzata. Per molti anni la manifestazione si svolse sia in autunno che in tarda primavera

Pubblicato da 

Massimo Falcioni
 giovedì 13 Ottobre 2022

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci fu un tempo, lontano negli anni, in cui i festeggiamenti di San Benedetto Martire non vennero autorizzati. Nel 1630 e la Sacra Congregazione dei Riti pubblicò un decreto nel breviario romano (chiamato a segnalare i santi autorizzati dalla stessa Congregazione) in cui San Benedetto non rientrava nella lista e così, a partire dal 1707 si interruppe ogni tipo di manifestazione religiosa, in quanto non autorizzata.

A segnalare la curiosità è Giuseppe Merlini, responsabile dell’archivio storico del Comune, che ricorda come il merito della ripresa delle iniziative vada riconosciuto al parroco Polidori che, intercettando il malumore dei sambenedettesi, si batté con forza per modificare la decisione, raggiungendo l’obiettivo nel 1714.

Ogni festeggiamento veniva realizzato grazie alla collaborazione tra Chiesa e Comune. Il curato doveva offrire un pranzo a tutti i componenti del consiglio comunale e a tutto il clero sambenedettese. In cambio, il Comune pensava all’organizzazione dei festeggiamenti civili che si solennizzavano con lo sparo dei cannoni posizionati sui bastioni.

Le celebrazioni iniziavano sei giorni prima col suono a distesa di tutte le campane della chiesa e quelli pubblici iniziavano con i giocatori di bandiera e proseguivano con i fuochi d’artificio, con la corsa con i sacchi, la tombola, la cuccagna, con la musica e soprattutto con lo steccato del bove. In piazza del Belvedere (attuale piazza Sacconi, ndr) si introduceva un bove e i più coraggiosi dovevano cercare di atterrarlo con la sola forza delle braccia. Il popolo poteva assistere da dietro uno steccato in legno”.

Per molti anni la manifestazione si svolse sia in autunno che in tarda primavera. Nel corso dei primi decenni del novecento la festa del mese di giugno fu spostata a maggio mentre quella di ottobre, avendo perso d’intensità in proseguo di tempo, venne soppressa.

“Dopo il decreto del vescovo Gestori per la parte religiosa, nel 2007 il consiglio comunale votò all’unanimità la decisione di riportare i festeggiamenti del patrono alla data esatta a cui si fa risalire, nel 304, il martirio del 28enne soldato romano”. Pertanto, dall’anno seguente, la festa viene celebrata sempre il 13 ottobre.

© LA NUOVA RIVIERA|RIPRODUZIONE RISERVATA

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