San Benedetto Martire, il Paese alto è in fermento per la festa. Ma ci fu un tempo in cui le celebrazioni furono negate

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La città si prepara a celebrare il Santo Patrono e quest’anno, per la prima volta, il Paese Alto di San Benedetto viene addobbato a festa per l’occasione. Una vera e propria mobilitazione di volontari che, in vista dei festeggiamenti di questo fino settimana, stanno riempiendo il vecchio incasato sambenedettese di addobbi e bandierine. Tra loro anche il presidente del comitato di quartiere Marina di Sotto Alfredo Isopi e i vigili urbani Marco Albertini e Andrea Carosi che stanno impegnando il proprio tempo libero nell’opera di preparazione del quartiere alla festa.

Una serie di celebrazioni particolarmente sentite. E pensare che ci fu un tempo, lontano negli anni, in cui i festeggiamenti di San Benedetto Martire non vennero autorizzati. Nel 1630 e la Sacra Congregazione dei Riti pubblicò un decreto nel breviario romano (chiamato a segnalare i santi autorizzati dalla stessa Congregazione) in cui San Benedetto non rientrava nella lista e così, a partire dal 1707 si interruppe ogni tipo di manifestazione religiosa, in quanto non autorizzata.

A segnalare la curiosità è Giuseppe Merlini, responsabile dell’archivio storico del Comune, che ricorda come il merito della ripresa delle iniziative vada riconosciuto al parroco Polidori che, intercettando il malumore dei sambenedettesi, si batté con forza per modificare la decisione, raggiungendo l’obiettivo nel 1714.

“Prima che si affermasse quella della Madonna della Marina sul finire dell’800, la festa di San Benedetto Martire era la più importante della città – ricorda Merlini – si celebrava il 13 ottobre, anniversario del martirio del santo, e dal 1679 anche il 12 giugno, anniversario della traslazione delle reliquie dall’inaccessibile sepolcro. Con la seduta consiliare del 28 dicembre del 1706 si deliberò di annettere alla festa del Patrono la fiera che ebbe inizio coi giorni 12-13-14 ottobre del 1707”.

Ogni festeggiamento veniva realizzato grazie alla collaborazione tra Chiesa e Comune. Il curato doveva offrire un pranzo a tutti i componenti del consiglio comunale e a tutto il clero sambenedettese. In cambio, il Comune pensava all’organizzazione dei festeggiamenti civili che si solennizzavano con lo sparo dei cannoni posizionati sui bastioni.

“Le celebrazioni – prosegue Merlini – iniziavano sei giorni prima col suono a distesa di tutte le campane della chiesa e quelli pubblici iniziavano con i giocatori di bandiera e proseguivano con i fuochi d’artificio, con la corsa con i sacchi, la tombola, la cuccagna, con la musica e soprattutto con lo steccato del bove. In piazza del Belvedere (attuale piazza Sacconi, ndr) si introduceva un bove e i più coraggiosi dovevano cercare di atterrarlo con la sola forza delle braccia. Il popolo poteva assistere da dietro uno steccato in legno”.

Nel corso dei primi decenni del novecento la festa del mese di giugno fu spostata a maggio mentre quella di ottobre, avendo perso d’intensità in proseguo di tempo, venne soppressa. “Dopo il decreto del vescovo Gestori per la parte religiosa, nel 2007 il consiglio comunale votò all’unanimità la decisione di riportare i festeggiamenti del patrono alla data esatta a cui si fa risalire, nel 304, il martirio del 28enne soldato romano”. Pertanto, dall’anno seguente, la festa viene celebrata sempre il 13 ottobre.

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