Remo Croci racconta in un libro la quarantena vissuta “al fronte”. Tra le dirette in tv e sui social: “Siamo stati nascosti in casa in attesa della Tana Libera Tutti”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Stavolta non è un noir. Remo Croci, il giornalista sambenedettese da anni inviato delle reti Mediaset, ha concesso una vacanza al suo amico Lampo e al maresciallo Peluso. I due protagonisti dei tre precedenti libri di Croci trascorreranno le vacanze in relax. “Meritavano le vacanze dopo aver lavorato per tre anni in estate – racconta Croci mentre si gode anche lui alcuni momenti di relax da Bagni Andrea da sempre il suo quartier generale – stasera presento il mio diario. E’ un racconto dei giorni trascorsi al lavoro e a casa durante la quarantena. Il titolo Tana Libera Tutti è un lontano ricordo di quando giocavo a nascondino e aspettavo che qualche amico mi liberasse. Ora vorrei di nuovo sentire quella voce per tornare ad essere libero come quando ero bambino e mi nascondevo”. Il giornalista scrittore ha scelto una copertina diversa dal solito che ricorda molto i quaderni scolastici degli anni ‘60. “A casa ne ho conservati diversi ed altri li ho acquistati ai mercatini. Hanno un fascino unico. Ho così deciso di stampare il mio nuovo libro con quel format come se avessi scritto un diario quotidiano con la mia penna” conferma Croci. Questo viaggio che ha intrapreso è ricco di pensieri e di storie di cronaca.

“In quei giorni ho pensato molto e anche scritto molto sui social mentre avevo tempo anche per delle dirette. La comunicazione è stata importante perché le persone a casa avevano la possibilità di avere le informazioni in tempo reali da sindaci dei territori e dal Governatore della Regione Marche Ceriscioli. A loro i cittadini hanno posto domande e ottenuto risposte in tempi rapidissimi”. Durante il lockdown il giornalista sambenedettese ha provato in prima persona il dolore per la scomparsa del proprio genitore Saverio, personaggio molto conosciuto a San Benedetto. “La sua scomparsa è una ferita che resterà sempre aperta per la mia famiglia. Non abbiamo avuto la possibilità di stare accanto a nostro padre come è accaduto per tutte quelle persone che hanno chiuso gli occhi senza avere vicino i propri cari. Il Covid ha reso tutto drammaticamente più violento. Strappi d’affetto che sono mancati e che hanno lasciato il segno”.

Croci stasera affronterà il problema dell’informazione in tempo di pandemia. “Non sono stati solo gli esperti ad essere impreparati, anche la stampa italiana ha impiegato del tempo per capire come comportarsi e nell’attesa molti errori sono stati commessi” ci spiega l’inviato di Mediaset che in 68 giorni ha realizzato ben 52 servizi per i telegiornali raccontando le storie dei marchigiani ed abruzzesi. “E’ stata una grande esperienza professionale ed umana importante. In alcuni momenti il racconto delle storie non è stato semplice. Insieme alla mia troupe, i tecnici Adalberto Zeller e Carlo Giuliani della Xentek, che è diventata la mia seconda famiglia abbiamo vissuto esperienze uniche. Abbiamo lavorato in condizioni difficili e di rischio ma non potevamo tirarci indietro e non l’abbiamo fatto”.

In quarantena cosa ti è mancato di più? “I figli mi sono mancati e soprattutto il nipotino Leonardo che vedevo come Saverio ed Alessandro solo attraverso le videochiamate. Poi sapere di mio padre ricoverato in ospedale senza poterlo vedere per così tanto tempo è stato tragico”. Croci da stasera presenterà il suo libro diario in altre città. Sarà itinerante. “I giorni della paura li abbiamo alle spalle ora bisogna solo aspettare che arrivi qualcuno e faccia Tana libera tutti “.


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