“I sambenedettesi? Individualisti. Ma quando gioca la Samb non si scherza”. Così la Rai descriveva la città nel ’58. FOTO-VIDEO

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Come eravamo e, soprattutto, come ci vedevano gli altri. A sessant’anni di distanza è possibile scoprirlo grazie alle preziosissime e sterminate teche di Viale Mazzini pubblicate sul portale Rai Play (QUI il video).

Correva l’anno 1958 e San Benedetto fu protagonista di una delle puntate di “Un campanile alla volta”, programma trasmesso sul primo canale.

Pesca, industria, turismo, sviluppo economico, calcio. La città venne analizzata ai raggi x, anche col supporto di interviste a personaggi storici, come Armando Sansolini – che nella prima guerra mondiale partecipò al siluramento della corazzata Wien nel porto di Trieste – e Antonio Mosca, capace durante il secondo conflitto mondiale di forzare il blocco inglese a Tobruk col suo peschereccio.

“Tutte le città hanno un campanile, San Benedetto invece ha una torre, simbolo di lotta”, esordiva la voce fuori campo. “Forse l’hanno messa apposta nello stemma col santo protettore; la loro vita è stata sempre una lotta, soprattutto col mare”.

San Benedetto fu descritta come una città senza passato, ma con un presente glorioso e un futuro tutto da scrivere: “Una delle pochissime cittadine che non vanta gloriose origini e monumenti importanti. L’unico è il torrione. Non è importante il passato ma il presente, non sono importanti i monumenti, bensì l’indole e l’iniziativa dei suoi abitanti. Grazie a questo spirito è diventata il maggior centro peschereccio del bacino del Mediterraneo”.

Inevitabile un riferimento alla Sambenedettese, che in quegli anni militava stabilmente in Serie B. La squadra, con a capo Domenico Roncarolo, veniva sostenuta economicamente dagli stessi cittadini. Motivo per cui le cattive prestazioni non passavano inosservate. “Quando le gare di disputano in casa, le partite si giocano con trepidazione perché i tifosi non scherzano. Se le cose non vanno bene sono scappellotti. La Samb è sostenuta da tutto il paese. Gli armatori, i pescatori, i piccoli commercianti e gli artigiani versano contributi per mantenere la squadra in B e pretendono che i giocatori diano tutto quello che possono. Non é importante la vittoria, ma che si giochi col cuore”.

Tanti i pregi evidenziati: il mercato ittico (dove andava in scena ‘l’asta discendente’), i pescherecci muniti delle più alte tecnologie e la barca scuola, allora unica in Italia, utile ad addestrare i marinai per l’utilizzo dei radar.

Sul fronte dei difetti, invece, ecco la mazzata: l’eccessivo individualismo, testimoniato dallo scenario urbanistico: “Le casette sono costruite in maniera disordinata e antieconomica, ciascun appartamento è composto da una sola stanza con scala indipendente. E’ singolare che di fronte a tutto ciò fiorisca una società corale”.

Per una città che guardava agli anni a venire fa specie oggi l’illustrazione di progetti che ci appaiono assai datati. L’ingegnere capo del Comune spiegò come sarebbe diventata la zona del centro, che avrebbe assistito alla nascita di centri sportivi, campi da tennis e piste di pattinaggio. Per non parlare del nuovo lungomare, da Grottammare a Porto d’Ascoli, che sarebbe stato finanziato col contributo della Cassa del Mezzogiorno.

Altri tempi, davvero.

 

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