Emma D’Aquino in Riviera per il libro su Nino Marano. Lancia San Benedetto sui social e ritrova l’amico Remo Croci

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Pubblico delle grandi occasioni, al Circolo Nautico Sambenedettese, per l’incontro con la giornalista Emma D’Aquino che, ieri sera, era in Riviera per presentare il suo libro “Ancora un giro di chiave”, un volume che racconta la storia di Nino Marano, una vita passata in carcere.

La foto postata sui social da Emma D’Aquino

A dialogare con la giornalista è stata la sociologa Giovanna Frastalli al posto di Remo Croci costretto a dare forfait all’ultimo momento per un improvviso impegno professionale non prima di essere riuscito a regalare un tour cittadino alla collega che ha anche postato sui social foto della città. Ed è stato proprio sull’amicizia che lega il volto del Tg1 al giornalista sambenedettese l’argomento con cui è iniziata la serata. “Conosco Remo da anni – ha raccontato D’Aquino – abbiamo seguito insieme tantissime vicende poi raccontate in televisione”. La giornalista ha curato, qualche anno fa, la prefazione del libro di Croci: “I Guerrieri del Mare”. “Mi aveva a lungo parlato dei personaggi di questa città durante le tante giornate passate a Perugia a seguire l’inchiesta e il processo per il delitto di Meredith Kercher” ha riferito.

Il libro, presentato nell’ambito degli incontri con l’autore organizzati dall’instancabile Mimmo Minuto, ripercorre la storia di Nino Marano, il detenuto più longevo d’Italia. Entrato in carcere nel 1965 per aver rubato melanzane e peperoni, una bicicletta e una Motom 48; quest’ultima, dice, per poter andare a lavorare da manovale. Mentre Saragat è presidente della Repubblica e i Beatles stanno conquistando la Penisola, Nino Marano si accinge a cominciare la sua odissea nera, che lo porterà da un penitenziario all’altro d’Italia.

Mediano di cinque figli, con una madre casalinga e un padre bracciante, Nino Marano è cresciuto in una Sicilia affamata e in una casa che sa di miseria. Al suo primo processo non può neanche servirsi di un avvocato e il giudice che lo condanna considera i suoi furti «in continuazione», imponendogli quasi undici anni di galera. Nino entra ed esce dalla prigione di Catania fino al 13 giugno del 1973, quando comincerà il suo peregrinare, da nord a sud, per le sezioni di alta sicurezza delle carceri dell’Italia intera, da Pianosa a Voghera, da Alghero a Porto Azzurro fino a Palermo. Solo il 22 maggio 2014, dopo quarantanove anni, due omicidi, due tentati omicidi e un ergastolo, Nino Marano otterrà la libertà condizionale dal Tribunale di sorveglianza di Torino.

La storia incredibile del detenuto più longevo d’Italia, per reati commessi in carcere, è raccontata con spietatezza e poesia da Emma D’Aquino, in questo libro destinato a toccare i lettori nel profondo: “Ancora un giro di chiave. Nino Marano. Una vita fra le sbarre”.

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