Come ti hanno ridotto Pergolesi

Esecuzione di uno Stabat Mater per due voci (la soprano Valeria Polizio e il contraltista Nikos Angelis) e organo (Sabrina Gentili) nella Cattedrale di Ascoli Piceno il giorno dopo Pasqua, 22 aprile 2019. Concerto impreziosito dall’illustrazione, da parte di Nazzareno Menzietti, di alcune famose opere d’arte che hanno per tema La Pietà

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ASCOLI PICENO – Che significa “esecuzione storicamente informata”? A prescindere dal contesto nel quale ci si trova a operare, credo si possa convenire sulla necessità di un certo rigore nel reperimento delle fonti, di una certa competenza nel leggerle, di una certa conoscenza del milieu (storico, geografico, culturale), di una certa predisposizione alla ricerca. In altre parole, direi che si necessita di una carriera spesa all’insegna della riscoperta e valorizzazione di opere musicali antiche.

In questo modo è possibile fornire al pubblico, con piena onestà intellettuale, una interpretazione, per definizione soggettiva, che possa stabilire con gli ascoltatori un legame basato sulla fiducia, fiducia nell’assistere a una esecuzione che, in pompa magna, può essere definita su tutti gli organi di informazione e addirittura annunciata in apertura del concerto, come “storicamente informata”.

Invece, cosa è andato in scena ieri sera?

Il programma di sala si apre con la sequenza Stabat Mater (testo attribuito a Jacopone da Todi, scritto tra il 1303 e il 1306) che veniva cantata durante la Messa dei Sette dolori della Madonna (Festum Septem Dolorum Beatae Mariae Virginis) il 15 settembre. Stesso incipit del concerto che l’Associazione culturale Medea organizzò il due aprile dello scorso anno e pure recensito sulle pagine di questa testata: Uno Stabat Mater così così nella cattedrale di Ascoli Piceno.

Quest’anno però è stata proposta da due cantori, Valeria Polizio e Nikos Angelis. Scelta pessima, poiché la voce della pur brava soprano risultava penalizzata dalla tonalità del canto, laddove invece il giovane Angelis modulava con maggiore agio e graziosa resa espressiva.

Subito dopo, con l’ingresso di Sabrina Gentili all’organo, è cominciata l’esecuzione del lavoro di Pergolesi.

Ecco, ora esaminiamo le fonti, il manoscritto dello Stabat Mater di Giovanni Battista Draghi detto Pergolesi si trova conservato presso la biblioteca statale del Monumento nazionale di Montecassino, nel frusinate, e riporta la sequenza composta nel 1736 (anno della sua morte a 26 anni) per una soprano, un contralto, due violini, una viola e basso continuo nella tonalità di Fa minore.

Un’opera concepita per un piccolo ensemble di almeno sette musicisti (cosiderato un basso continuo realizzato da un violoncello e da un organo). Perché questo organico?

Pergolesi si forma a Napoli con Leonardo Vinci e Francesco Durante e diviene protagonista della scuola napoletana resa famosa in Europa da Alessandro Scarlatti, Nicola Porpora, Leonardo Leo. Infonde infatti nello Stabat Mater un impeto di novità rispetto alle versioni della stessa sequenza messe in musica da altri autori precedenti, quello della Teoria degli affetti, cioè di una certa teatralità nel rendere in musica testi sacri così da emozionare maggiormente l’ascoltatore.

Egli intende abbandonare i vecchi stilemi della musica sacra, alcuni toni austeri che caratterizzano a esempio lo Stabat Mater di Alessandro Scarlatti. L’organico che sceglie è senz’altro funzionale al raggiungimento di questo scopo (che forse non si otterrebbe ugualmente se sostituissimo gli archi con una marimba).

E questo senso di novità viene còlto da moltissimi suoi contemporanei che infatti rielaborano quel lavoro a proprio gusto, come Giovanni Paisiello, il grande Bach, lo svedese Johan Helmich Roman.

Oggi si trovano anche delle riduzioni per celebrazioni non solenni o per studio scritte per soprano, contralto e organo. Cos’è una riduzione secondo Treccani: “adattamento di una composizione, scritta per più strumenti o voci, a un organico strumentale o vocale più ristretto (o addirittura a un solo strumento)”.

Cioè, la riduzione non è, quasi mai, un originale: c’è il manoscritto originale, vergato dal compositore, e c’è la riduzione, ideata a posteriori da altri musicisti.

Ecco un primo dubbio: come si fa a spacciare una esecuzione per “storicamente informata” quando il testo è quello di una riduzione? Basterebbe dirlo, scriverlo, annunciarlo, renderlo manifesto che non si tratta di un originale e che non si sta per assistere a una esecuzione “storicamente informata”. Vorrei anche dire che no, non è sufficiente procurarsi un organo positivo (elettrico) con corista del Laa circa 415 Hz che fosse accordato con temperamento mesotonico. Sarebbe irrilevante.

E ancóra, potrebbe essere un tema di studio e di ricerca quello della trascrizione o della riduzione: confrontare tra loro le trascrizioni più importanti, redigere magari una propria riduzione che tenga conto dell’esperienza già fatta dall’Ottocento a oggi.

Insomma, quante forme di comunicazione più oneste nei confronti del pubblico si potrebbero rintracciare pur volendo pervicacemente rimanere nel solco di Pergolesi.

Tutto ciò considerato, passerei a una breve analisi dell’interpretazione proposta dal trio di musicisti che ha animato la serata.

Bene la soprano Polizio che, tranne trascurabili incespicature sul testo latino, si è prodotta in una gradevole resa musicale con soluzioni espressive decorose e pertinenti. Anche Nikos Angelis, contraltista, ha dato una prova dignitosa e, tutto sommato (al netto di alcune parentesi calanti), piacevole e coerente con il repertorio.

Ora, giusto due parole alla riduzione per organo: brutta e suonata peggio. L’impressione è stata quella di ascoltare uno studente agli ultimi anni del corso di pianoforte che ex abrupto viene catapultato sulla tastiera di uno scomodo organo per eseguire, a prima vista peraltro, uno spartito che racconta (condensato) uno stile a lui sconosciuto.

L’acustica della Cappella del Santissimo Sacramento è buona e di sicuro un valido aiuto alla resa interpretativa della musica settecentesca.

Infine, vorrei lodare il format della serata: musica intervallata dall’illustrazione di opere d’arte a tema. Ieri sera, Nazzareno Menzietti ha commentato e spiegato il quadro di Luca Signorelli “Compianto sul Cristo morto” del 1502; “La Pietà” di Giovanni Bellini che risale al 1465 circa; una scultura in marmo di Giuseppe Sammartino, “Cristo velato” del 1753.


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