mercoledì 7 Dicembre 2022
Ultimo aggiornamento 13:38
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Samb, parla la curva: “Nessuna minaccia a Cozzella. Solo una dura contestazione in un luogo pubblico”

La posizione della tifoseria: "Domenica mattina non abbiamo fatto altro che ribadire quello che da settimane diciamo dagli spalti"
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO
E’ con un lungo comunicato che la Curva Nord ha dato la propria versione dei fatti dopo la conferenza stampa tenuta ieri da Vittorio Cozzella che ha denunciato le minacce e gli insulti ricevuti nel pre gara di Porto d’Ascoli – Samb. Il primo bersaglio è il presidente Renzi: “Per più di un anno abbiamo atteso che facesse luce sulle circostanze che hanno portato alla mancata iscrizione in Serie C, ma siamo ancora senza risposta” affermano nella nota.

“Abbiamo atteso anche che facesse luce sulle crescenti voci riguardanti problemi economici della società, mentre assistevamo allo smantellamento di una squadra che aveva vinto i playoff di categoria, nel totale silenzio di una dirigenza sempre lontana da San Benedetto. Quest’anno non abbiamo potuto fare altro che constatare la totale inadeguatezza di una rosa che, nei proclami di presidente e direttore sportivo, era stata allestita con l’obiettivo di tornare in Serie C. Cosa ancora più grave: ciò accade proprio a ridosso del centenario, un pessimo modo per celebrarlo”.
Per la curva Cozzella è il responsabile di questa situazione. “Se chiediamo le sue dimissioni (e se con noi le chiede tutto lo stadio che applaude i nostri cori all’indirizzo del medesimo) è solo per questo: per l’incapacità evidente nello svolgere il suo lavoro. Incapacità che dovrebbe essere sotto gli occhi anche del presidente Renzi, che gli ha affidato un compito e un mandato falliti in pieno. Eppure, da parte sua, non abbiamo sentito una sola parola a riguardo: cosa lega i due, al punto da rendere il direttore sportivo inamovibile nonostante i suoi fallimenti?”.
“Un dirigente che vuole svolgere il suo lavoro in una piazza come San Benedetto sa che se farà bene sarà applaudito, se fallirà sarà contestato e, di fronte al totale fallimento del suo operato, dovrebbe capire da solo quando è il momento di fare un passo indietro e andarsene. D’altronde era stato Cozzella stesso a dire che qualora i risultati non fossero arrivati avrebbe rassegnato le dimissioni. Domenica mattina non abbiamo fatto altro che ribadire quello che da settimane diciamo dagli spalti. Quella che è stata definita una minaccia dalla presunta vittima è avvenuta in un luogo pubblico, alla luce del sole, davanti a molti testimoni. Non in un contesto privato, ma durante un ritiro pre-gara: nulla di diverso e nulla di più della contestazione avvenuta dentro lo stadio durante la partita. Una contestazione dura e schietta, ma solo una contestazione e nulla più. Se ci fossero state violenze e minacce, per quale motivo la dirigenza, pur presente all’incontro, non ha neanche scritto due righe di denuncia pubblica dell’accaduto, neanche due righe in difesa di uno suo tesserato? Minacce non sono state fatte neanche nei confronti della squadra: in un momento di evidente sbandamento dei calciatori è stato effettuato un incontro (come molti ne sono stati fatti negli anni) per spronarli ad un maggior impegno”.

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