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Le strappano dalle braccia la neonata durante la traversata. Migranti ritrovano la figlia grazie ai carabinieri di Fermo

La bimba è stata trovata ad Alessandria. La donna che l'aveva con sé aveva chiesto un riscatto ai genitori
Pubblicato il 3 Settembre 2023

FERMO. Sono stati i carabinieri di Fermo a far partire l’indagine che consentiranno ad una donna di poter finalmente ricongiungersi con la propria figlia piccola. La storia è triste e parte durante uno dei drammatici viaggi della speranza. Quello di una coppia di migranti di nazionalità ivoriana, giunti a metà agosto in Italia al termine di un viaggio a bordo di barcone salpato dai porti tunisini e momentaneamente allocati in un centro della provincia fermana.

La coppia aveva infatti denunciato ai carabinieri che una donna aveva chiesto una sorta di riscatto per riconsegnargli la loro figlia neonata di poco più di un mese di vita. La madre era stata costretta a separarsene allorquando nel corso della traversata che l’aveva condotta sulle coste siciliane, a causa delle condizioni meteomarine avverse e dei numerosi migranti che vi erano pericolosamente stipati, l’imbarcazione su cui viaggiava aveva rischiato di ribaltarsi per cui gli scafisti avevano preferito disfarsi di un certo numero di persone, tra cui la neonata, affidata, a forza e a caso, ad una delle altre migranti presenti, trasbordate a bordo di un’altra imbarcazione di fortuna.

I genitori della piccola, a loro volta soccorsi da una imbarcazione diversa, erano riusciti a
raggiungere Lampedusa e, successivamente, erano stati trasferiti nelle Marche, in uno dei luoghi
predisposti alla loro accoglienza. Nei giorni seguenti avevano chiesto aiuto ai mediatori culturali, riuscendo a sapere, anche attraverso il “passaparola” tra migranti, che la loro bambina si trovava nelle mani di una donna di nazionalità guineana che, dopo diverse peripezie, era riuscita a raggiungere anch’essa le coste italiane portando con se la bambina, dichiarando falsamente di esserne la madre anche allo scopo di poter ottenere più facilmente l’ingresso del nostro Paese.

La donna che aveva la piccola, dapprima accolta nell’hotspot di Lampedusa, era stata successivamente trasferita. Come appurato dai genitori della neonata, si trovava ora in un albergo della provincia di Alessandria, in attesa di poter espatriare, ma prima aveva intenzione di riconsegnare la bambina alla madre purché quest’ultima la pagasse, pretendendo una sorta di
riscatto sotto forma del denaro che, a suo dire, ella aveva speso per arrivare in Italia.

Alla luce della denuncia ricevuta, i Carabinieri di Fermo hanno  subito informato i colleghi della
Compagnia Carabinieri di Alessandria che attivavano immediatamente approfondite e mirate
ricerche, rese oltremodo difficoltose anche dai frequenti spostamenti dei migranti che
raggiungono l’Italia. In breve, tuttavia, i Carabinieri alessandrini sono riusciti ad individuare il luogo ove la donna guineana era stata momentaneamente sistemata: un appartamento.

Fatto accesso nell’immobile in questione anche con personale femminile della locale Stazione
Carabinieri, i militari trovavano sia la donna che la bambina, Condotte in caserma: la prima,
sottoposta a fotosegnalamento, veniva effettivamente identificata come la 31enne guineana
indicata dai denuncianti; la piccola risultava presentare i diversi particolari fisici indicati con
precisione dai genitori.

Espletate le formalità di rito e previa comunicazione alla Procura della Repubblica di Alessandria e al Tribunale dei Minorenni di Torino, la 31enne guineana veniva dichiarata in arresto in quanto ritenuta responsabile del reato sequestro di persona a scopo di estorsione, mentre la neonata veniva accolta in una delle strutture all’uopo preposte, in attesa di poterla al più presto riaffidare, dopo le opportune verifiche in ordine alla sua effettiva discendenza, ai genitori che ne avevano denunciato la sottrazione.

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