Gioco d’azzardo, in Riviera sempre più giovani nella trappola della ludopatia

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SAN BENEDETTO – Il gioco d’azzardo patologico dilaga in Riviera. Numerosi infatti coloro che si sono rivolti allo Sportello d’ascolto contro la ludopatia di via Manzoni a San Benedetto. Spesso la richiesta di aiuto parte dai familiari delle “vittime” di gioco d’azzardo patologico. Conti prosciugati e situazioni economiche drastiche sono i primi campanelli di allarme di chi è vittima di questa patologia. Da maggio 2016 al dicembre dello stello anno si contano circa quaranta persone che hanno usufruito del servizio. In particolare sono ventisette quelle che hanno chiesto aiuto tramite il servizio Help Line. Si tratta di un numero di telefono cellulare dedicato, da chiamare in forma confidenziale e anonima dove un operatore professionale offre un servizio di ascolto, orientamento e informazione. Ed è stata la telefonata di un papà la prima ricevuta dall’operatore che chiedeva aiuto per il proprio figlio minorenne. Il gioco patologico infatti sta interessando anche le fasce d’età più giovani dai 15 ai 19 anni fino ad arrivare dai 7 ai 9 anni, rappresentando il periodo in cui si innesca nei giovani un modello educativo volto ad avere tutto nell’immediato, veloce proprio come accade nel gioco d’azzardo.

Dieci sono le persone che si sono recate fisicamente presso Sportello nei locali della sede del Centro per le famiglie ‘L’Albero”. Non c’è un identikit ben definito per quanto riguarda il giocatore d’azzardo in quanto è una patologia che colpisce un po’ tutte le fasce di età, sia donna sia uomo. “Purtroppo abbiamo riscontrato diversi giocatori patologici minorenni – spiega l’ssistente Sociale Maria Aureli dello Sportello -. E’ molto importante parlare di questo problema perché in questo modo si può prevenire questa dipendenza soprattutto tra i più giovani”. Tendenzialmente nello Sportello di San Benedetto si sono rivolti soprattutto uomini, anche se è alta la percentuale di donne vittime di gioco patologico rispetto alla media nazionale. Le problematiche che gli operatori hanno riscontrato nelle persone vittime di questa patologia, oltre al problema della dipendenza da gioco d’azzardo, sono state le difficoltà sentimentale e familiari, una situazione economica critica con debiti, problematiche psichiatriche e difficoltà nel gestire il tempo libero.

“In Italia nel 2015 si sono giocati 85 milioni di euro, nel 2016 siamo arrivati alla cifra di 95 milioni di euro – spiega la dottoressa Aureli -. L’Abruzzo è tra le regioni dove si gioca di più,infatti abbiamo ricevuto da questa regione diverse richieste di “aiuto” “. La grande offerta di giochi d’azzardo nel territorio sambenedettese è in qualche modo collegata ad un importante presenza dei attività di “Vendo e compro oro” dove è possibile vendere e immediatamente ricevere pagamento in contanti. Probabilmente questo ha creato un’offerta che, insieme alla crisi economica e sociale, ha facilitato il diffondersi di questo tipo di patologia. Lo Sportello, che attualmente è sospeso ma si prevede la riattivazione a breve, era un servizio gratuito che rientrava nell’ambito del progetto “A che gioco giochiamo?”, campagna promossa dall’Ambito Territoriale Sociale 21, dalle Amministrazioni comunali che ne fanno parte tra le quali quella sambenedettese ed era in collaborazione con la cooperativa sociale Tangram.

“La cosa che mi preoccupa di più è che in questo momento post terremoto – conclude la dottoressa Maria Aureli – il rischio che il gioco d’azzardo sia una possibilità fascinosa di sistemarsi velocemente è molto alto, se la storia insegna basta vedere cosa accadeva in Emilia Romagna e in Abruzzo prima dopo il terremoto”.