Dal “lager” alla “casa degli orrori”. Ma siamo proprio sicuri?

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Ok, il mostro in prima pagina ce lo abbiamo sbattuto. Anzi, a dire la verità ce ne abbiamo messi cinque. Abbiamo parlato di “lager” e di “casa degli orrori” citando, punto per punto, il comunicato stampa diffuso dai carabinieri dove, tra le varie espressioni, si parlava di “sequestro di persona”. Abbiamo fatto la nostra buona dose di accessi e venduto tonnellate di carta stampata. Adesso forse possiamo fermarci a riflettere. Le immagini contenute in quel video fornito dai militari sono pesanti. Ragazzi nudi che si buttano per terra e che vengono portati (in un caso sembra che il disabile venga trascinato a forza) all’interno di quella stanzetta stretta e lunga che veniva chiusa, probabilmente a chiave, eccetera eccetera. Il video, ormai, solo chi non lo ha voluto vedere non lo ha visto.

Scene agghiaccianti e rabbrividenti, su questo non ci piove. Una stretta allo stomaco che ti fa davvero venire voglia di prendertela con qualcuno. E quel qualcuno era davvero a portata di mano, in questo caso. Ma dopo aver fatto largo uso di cubitalità ci è venuta voglia di capire qualcosa in più di questo mondo parallelo, improvvisamente balzato agli onori della cronaca, che è l’autismo. Ed è venuto fuori che con un pomeriggio, o anche con un paio di giorni, qualcosa in più difficilmente lo capisci. Però fai in tempo a renderti conto che forse, quei mostri, potrebbero anche aver seguito delle procedure ben delineate se si considera il fatto che, anche alla nostra redazione, sono giunte diverse segnalazioni da parte di operatori del settore che non vedono nulla di agghiacciante, se non lo stesso autismo, in quelle immagini. Per citare Platone prima e Kant poi,forse, abbiamo visto il noumeno di un mondo che solo pochi hanno davvero il fegato e la disgrazia di guardare.

Non scendiamo nei particolari perché questa non è la sede e soprattutto perché non abbiamo le competenze per poter fare una disamina dei vari passaggi contenuti in quel filmato, men che meno a dire se lì dentro ci siano o meno dei mostri.

Ma visto che per 24 ore li abbiamo definiti tali, allora proviamo a porci qualche domanda che, probabilmente, lascia il tempo che trova ma che vogliamo fare ugualmente. L’inchiesta è partita, stando a quanto affermato nel corso della conferenza stampa di ieri mattina, dai carabinieri stessi che hanno notato alcune anomalie e, giustamente, hanno voluto vederci chiaro andando fino in fondo ma nessun familiare avrebbe mai notato nulla di anomalo. Il che, va detto, con ragazzi affetti da autismo ci può stare, ma è comunque un fatto. E così la prima domanda è: ma a materiale acquisito e ad indagini non più compromettibili, qualche familiare è stato ascoltato?

E ancora: le segnalazioni che sono arrivate sia in redazione ma che, in parte, troviamo anche in giro per i vari social network, parlano di prassi normali. Vale a dire che ci sono operatori che, quotidianamente e con tutti i requisiti dovuti, operano con gli affetti da autismo che affermano che quelle pratiche sono normali e non manifesterebbero alcun tipo di violenza. La domanda che nasce spontanea è: in quel mese e mezzo di indagini qualche esperto del settore (magari fuori dalla nostra zona, per non compromettere le indagini) è stato ascoltato? Gli sono state sottoposte quelle immagini?

Certo, del senno di poi si sa che cosa è pieno ma visto che non è mai troppo tardi, queste riflessioni anche se le facciamo oggi, potrebbero tornare utili.

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