Covid, la testimonianza di un ricoverato in terapia intensiva: “Avevamo fame d’aria, ho affidato la mia vita a medici e infermieri”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Non è semplice far capire alle persone quello che noi abbiamo passato”. E’ la premessa che fa il dottor Domenico Fanesi di Castel di Lama, una delle persone che, nei mesi scorsi, è finito in terapia intensiva in seguito al contagio da Salrs-Cov-2 che ha raccontato la propria esperienza durante la cerimonia del Gran Pavese Rossoblu che si è tenuta sabato scorso in piazza Piacentini. Fanesi ha trascorso 84 giorni in ospedale, metà dei quali in terapia intensiva. “Eravamo in disapnea – spiega – significa che avevamo fame d’aria ma non riuscivamo a prenderla. Per questo motivo eravamo lì. Nudi, con solo un pannolino, e questa non è assolutamente una cosa secondaria. Intorno a noi c’erano solo persone completamente mascherate, con il volto, le braccia, le mani, tutti completamente coperti. Non capivamo nemmeno bene quello che dicevano. Era un inferno e Sant’Agostino diceva che quando sei all’inferno devi cercare intorno a te tutto quello che non è inferno. E per noi tutto ciò che non era inferno erano le persone che erano intorno a noi, i dottori, gli infermieri, gli Oss, gli addetti alle pulizie. A loro io ho affidato la mia vita. Loro mi hanno voluto bene, un bene che ho sentito e con il quale sono riuscito ad affrontare quell’inferno e ad uscirne”.


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