giovedì 11 Agosto 2022 – Aggiornato alle 16:42

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Cinquant’anni fa la tragica esondazione dell’Albula. A San Benedetto ci furono un morto e decine di feriti, ma anche i giovanissimi “angeli del fango”

Fu una giornata drammatica, una delle più dure della storia recente della città
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 15 ottobre 1970 alle ore 15 circa sul territorio comunale si abbatteva un nubifragio di notevole portata. Strariparono immediatamente il torrente Albula e il Fosso delle Fornaci. Le loro acque limacciose si riversarono nella parte centrale dell’incassato urbano. La furia delle acque oltre ad ingentissimi danni materiali causava diversi disagi, la disperazione di molti, la morte del concittadino Carlo Fares che viveva nella zona del Ponterotto e che perse la vita mentre cercava di salvare uno dei suoi animali dalla fura delle acque. Ci furono inoltre alcune decine di feriti. Fu una delle giornate più dure della recente storia di San Benedetto. “Venne rinviato immediatamente il consiglio comunale previsto per le ore 17 di quel giorno – ricorda il responsabile dell’archivio storico Giuseppe Merlini -. Una cinquantina di famiglie della zona di via della Pace dovettero sfollare presso parenti o alberghi cittadini. Allertato il ristorante-pensione “Albula” per la somministrazione di pasti caldi. Furono sufficienti un paio d’ore per deteriorare circa 40 km di strade interne ed esterne dell’abitato mentre una decina di macchine, alcuni furgoni ed altri mezzi vennero travolti dall’ondata di piena”. Il bilancio fu drammatico: fogne distrutte o seriamente intasate, così come risultava parzialmente distrutto il civico acquedotto e 500 punti luce dell’impianto di illuminazione pubblica. Esercizi commerciali, depositi, magazzini, garage subirono danni economici rilevanti. La segheria Coccia, la carrozzeria De Signoribus & Bollettini, la ferramenta Malavolta, la Italcavi, la “Carburanti Carminucci”, l’industria edile “Fratelli Pazzaglia” subirono seri danni così come tutti i cantieri edili delle imprese interessate alla costruzione dell’autostrada nei pressi del “Ponterotto”.

“L’Amministrazione comunale dell’epoca – continua il dottor Merlini – proprio una decina di giorni prima aveva inoltrato al Genio Civile una richiesta ufficiale per la pulizia del letto del torrente Albula per il rischio di inondazioni con pericolo per l’incolumità delle persone poiché era già accaduto che il torrente straripasse allagando completamente via Manara e arrecando gravi danni alle colture agricole dei terreni circostanti. Non essendo però il letto del torrente classificato, in base alle disposizioni di legge dell’epoca dovevano essere i proprietari e possessori frontisti a provvedere alla manutenzione del corso d’acqua. Nel momento del disastro il sindaco dell’epoca Ugo Marinangeli, unitamente ai componenti della giunta, visitava i luoghi disastrati per predisporre poi solleciti a tutti gli enti e alle autorità preposte affinché quanto accaduto fosse esaminato. È nel porre le basi della ricostruzione che si decideva di affrontare la situazione dell’alveo del torrente Albula: il suo letto sarà poi canalizzato assumendo l’aspetto che ha oggi”.

In quei momenti i sambenedettesi,  a partire dalle famiglie colpite, si rimboccarono le maniche per sgomberare, pulire e sistemare. Oltre ai Carabinieri, alla Polizia stradale, ai vigili urbani, agli spazzini comunali, ai vigili del fuoco venuti da ogni parte delle Marche e del vicino Abruzzo un meritorio riconoscimento lo ebbero i giovani, quegli “angeli del fango” che, come a Firenze quattro anni prima, silenziosamente portarono il loro contributo. Alcuni di loro sono stati immortalati in una bellissima fotografia dei fratelli Sgattoni pubblicata nel libro “Una storia in divisa” scritto dallo stesso Merlini.

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